Sempre più persone esprimo l’esigenza di contattare Papa Francesco per affidargli le proprie preoccupazioni e chiedergli di pregare per loro: chi affida al Pontefice il racconto della propria vita, chi chiede un consiglio al Papa, chi desidera raccontargli i propri drammi personali, chi invece vede nella saggezza del Vescovo di Roma un’ancora di salvataggio che gli permette di non perdersi del tutto, chi invia una poesia o un sciarpa o un qualsiasi oggetto con affetto, come lo si consegnerebbe al vicino di casa.
Ormai moltissime persone scrivono ogni giorno a Papa Francesco a quell’indirizzo così semplice da ricordare, così familiare che sembra essere quello di un amico che è lì da sempre che aspetta, pronto a dare conforto.
Non tutti sanno però che l’Ufficio Corrispondenza di Papa Francesco, che riceve tutta questa moltitudine di lettere è composto da appena quattro persone: a capo vi è mons. Giuliano Gallorini aiutato da due signore laiche e suor Anna che devono gestire e rispondere a corrispondenza che giunge in tutte le lingue del mondo.
Si tratta di un lavoro molto complesso per un così piccolo gruppo ma che viene svolto in maniera minuziosa ogni giorno: sarebbe infatti impossibile per Papa Francesco leggere e rispondere personalmente a migliaia e migliaia di lettere.
La prima attività, spiega proprio mons. Gallorini è smistare le lettere in base alla lingua, poi le buste vengono aperte e ne viene letto il contenuto. Viene risposta ad ogni lettera ricevuta mentre i casi più complessi, i casi di coscienza vengono direttamente affidati ai segretari del Pontefice affinché sia Papa Francesco stesso a rispondere, o meglio a dare delle indicazioni su come rispondere.
Non tutte le lettere inviate al Pontefice, dunque, vengono lette personalmente da Papa Francesco ma il suo Ufficio Corrispondenza si fa carico di condividere la sofferenza di ogni persona che scrive a Bergoglio e di rispondere con lo stile e con le parole del Pontefice, sottoponendo a questi i casi più gravi.
Come scrivere a Papa Francesco
Per tutti coloro che volessero scrivere al Pontefice, l’indirizzo postale di Papa Francesco:
Sua Santità Francesco, Casa Santa Marta, 00120 Città del Vaticano
Papa Francesco non possiede un indirizzo email pubblico, pertanto se si desidera scrivergli é necessario farlo via posta tradizionale all’indirizzo sopra riportato.
Come partecipare a una udienza pubblica di Papa Francesco
Per incontrare il Papa partecipando a una udienza pubblica del Pontefice sono necessari dei biglietti che sono gratuiti e che vengono rilasciati dalla Prefettura della Casa Pontificia.
Per richiedere i biglietti possiamo
- 1) inviare un fax al numero +39 06 698 858 63, indicando l’udienza alla quale si intende partecipare e il numero dei partecipanti utilizzando questo sito;
- 2) richiedere i biglietti via posta ordinaria – utilizzando sempre lo stesso modulo sopra riportato e indicando i dati sopra evidenziati – scrivendo alla Prefettura della Casa Pontificia, 00120 Città del Vaticano.
Per ulteriori informazioni, potete contattare la Prefettura della Casa Pontificia telefonando ai numeri +39 06 698 848 76, +39 06 698 831 14, +39 06 698 832 73 dalle ore 9 alle ore 13.
I biglietti, infine, saranno consegnati ai richiedenti nell’apposito Ufficio che troveremo dentro al Portone di Bronzo ubicato nel colonnato di destra in Piazza San Pietro.
Come ricevere la benedizione di Papa Francesco
Per ricevere la benedizione speciale di Papa Francesco si deve utilizzare questo sito seguendo tutte le procedure indicate impostando il tipo di pergamena, i vostri dati personali, i dati da inserire nella pergamena e infine facendo una piccola donazione.
La benedizione può essere richiesta per i seguenti sacramenti ed occasioni speciali: Battesimo, Prima Comunione, Cresima; Matrimonio; Consacrazione Secolare; Professione Religiosa; Ordinazione Diacono permanente; Ordinazione Presbiterale; Benedizione di Matrimonio o di Professione Religiosa; Benedizione di Compleanno; Benedizione di Persona singola cattolica o famiglia. Alcune benedizioni necessitano del nulla osta del parroco, pertanto é consigliabile richiedere informazioni in merito al vostro parroco prima di inviare la richiesta al Papa. Va detto infine che la benedizione é gratuita ma vi é un costo da sostenere per la pergamena. La benedizione é disponibile in 6 lingue differenti.
caro padre,sicuramente lei avra mille persone che si occupano di questo sito,quindi credo che lei non leggera mai questa mia email,sarebbe bello potermi sedere accanto a lei e dille che a 51 anni la mia vita non trova piu luca ma solo buio,un giorno forse chissa ci vedremo in quel paradiso che a dire il vero non posso credere che esista,troppa sofferenza in questo mondo,se davvero ci fosse qualcosa o qualcuno,non potrebbe non itervenire n el farmare tanti massaccri,la saluto da semplice essere umano ,con un pensiero sognavo un mondo milgliore,,ma era solo un sogno
Buonasera,
Vorrei domandare al Pontefice se fosse possibile attuare un progetto in vista del Giubileo ormai prossimo.
L’idea è di invitare tutti i massimi esponenti delle maggiori religioni in questo pianeta (Cristiani, Mussulmani, Ebrei) e riunirle tutte a Roma: tutti e tre i popoli uniti insieme.
Questa storia delle guerre fra i popoli del medio oriente e gli occidentali deve finire, prima che qualcun’altro si faccia male.
Di guerre sante ne abbiamo piene le scatole, di conflitti per le risorse non vogliamo nemmeno sentirne parlare.
C’è bisogno di un segno da parte dei governanti e visto che lei ricopre la carica massima del gruppo religioso più influente sul nostro continente, le chiedo sinceramente un suo intervento in tal senso.
Inoltre, delle scuse sentite ai popoli del medio oriente per quanto è stato fatto loro negli ultimi millecinquecento anni, sarebbe un bel gesto.
La guerra la si fa in due, è vero.
Ciò nondimeno, visto il proselitismo e la tendenza a colonizzare le anime che la religione cristiana ha tenuto nei secoli, credo sia più che giusto che la prima mano sia tesa da questo lato del continente.
Potessi lo farei personalmente ma temo non sortirebbe lo stesso effetto.
Colgo l’occasione per augurarle un buon week end,
Grazie per la cortese attenzione Sua Santità.
Cordialmente
Carissimo Papà,
Ciao,vorrei esporti un mio pensiero forse sicuramente superficiale,
Esiste un tempo per fare la guerra esiste un tempo per fare la pace
Io sono forse un po vigliacco ma tendo a far esistere il tempo della pace,capisco che la mia richiesta è assurda ma come la mia vita insegna molte cose si possono rimandare,ti chiedo come semplice viaggiatore di vita di spostare il tempo è il luogo dell’incontro Cristiano,e non di gonfiare il petto di fronte a un periodo sollecitato da odio e interessi,vorrei mi ascoltassi e sono sicuro che il mondo vuole questo da te.Grazie
Buongiorno Santità, vorrei gratuitamente mettere a sua disposizione le mie competenze tecniche per aiutarla nei cosiddetti ” conti della serva ” e per tracciare il quadro economico e finanziario di tutte le chiese presenti sul territorio nazionale italiano.
Santo Padre,
vi scrivo perché mi trovo in brutte acque, ho perso il lavoro, la mia vita è finita e non riesco a far fronte ai debiti..sento che a cinquant’ anni sia giunta la fine…sono a terra disperato…
Chiedo AIUTO un contributo economico e/o lavorativo…SALVA UNA VITA
IT 23 J 36000032000CA009298145
Un Saluto Stefano 3479183706
E l’anima che ho visto mentre stava in agonia, era un’anima che dal mondo aveva ricevuto tanti onori e tanti applausi, la conclusione dei quali è il vuoto e il peccato. il ultimo uscì una donna, che in una specie di grembiule portava lacrime ed essa testimoniò molto contro di lui. oh! ora tremenda, in cui bisognerà vedere tutte le proprie azioni nella loro completa nudità e miseria. Nessuna di esse andrà perduta, ci seguiranno fedelmente al giudizio di Dio. Santa Faustina Diario, 426
2.<>.
(Dal Diario di S. Faustina Kowalska)
Nella speranza che tutto ciò possa servire alle persone come me disperate, che continuano a bussare alla Misericordia della Trinità e di Maria.
Io non ho più lacrime da versare per la Chiesa che ferisce tante donne come me che sperano in una Chiesa di uomini col cuore, capaci di non nascondersi dietro un abito. Perfino san Francesco usò perfezionare la sua Regola per i suoi amici che non potevano portare avanti il voto della castità, apprezzando la loro sincerità.
Caro Papa Francesco, mio confessore e padre spirituale, confido in Lei.
MENDICANTI D’AMORE
Testimonianza
Le piaghe non vanno lasciate aperte,
vanno curate
<>.
(Andrè Frossard 1915-1995)
Il mio nome è Maria.
Molte persone si chiedono come mai io che vado spesso in chiesa, prego il Rosario con le care amiche, distribuendo storie di Santi e Sante, beati e beate, testimonianze di fede, storie sulle apparizioni di Maria e le rivelazioni di Cristo, non mi accosto alla Santa Comunione, al Corpo di Cristo. Ad essere sincera c’è chi conosce la mia storia, chi mi ha allontanato e chi mi è stata vicino cercando di comprendere, dandomi il suo affetto immutato: mia figlia e delle amiche speciali. Questo è il mio oggi.
Mistero di vita e di morte, di gioia e di sofferenza, di amore e di odio è il nostro cammino sulla terra, con dosi diverse e in momenti diversi.
Mi ritrovo a far parte di quelle persone, penso moltissime, che sono rimaste a metà, tra quelle che entrano in chiesa e quelle che sono fuori dalla chiesa, che hanno paura di sperimentare la Misericordia dell’abbraccio del Padre, rifugio dei peccatori e delle peccatrici. Le nostre vite di uomini e donne sembrano aver raggiunto un grande livello globale di libertà e di intelligenza, di benessere e di autonomia, sembrano appunto. Nel momento in cui andiamo a chiedere l’autenticità, la trasparenza, la sincerità, cioè l’ autentica realtà di individuo, bé, scopriamo il nostro essere farisei, ipocriti e distaccati, pronti a salvare la faccia, meno l’anima. La bellezza della Chiesa cattolica è quella di essere guidata dallo Spirito Santo nel suo cammino nei secoli, che la rende capace di farsi prossimo e di migliorarsi. Ricordo che alla veggente di Amsterdam, Ida Peerdeman, la Madonnina chiese espressamente di togliere il digiuno prima della comunione, affinché potessero avvicinarsi molte più persone a Cristo. Hanno un gran parlare medici, psicologi, avvocati e sacerdoti ma se non penetra la luce del Vangelo, che permette la corrispondenza tra corpo anima e spirito, se la creatura non scopre l’essenza dell’amore del suo Creatore, il rischio è di mettere una bella copertina su un contenuto pieno di zone oscure e individualismi.
Sinceramente, vedo oggi la donna non tanto come un oggetto estetico, ma piuttosto come una funzione accessoria dell’uomo che le viene attribuita spesso senza tener conto delle sue motivazioni, delle sue spiegazioni, del suo essere complementarietà. Il mondo vuole la donna oggi o indipendente dall’uomo o vittima dell’uomo, spesso silenziata in una società gestita quasi totalmente dagli uomini ai posti di comando, dove il pensiero quasi completamente al maschile azzera la sensibilità al femminile. Così nel piccolo, una moglie ha una funzione (anche se gli uomini sono diventati bravissimi a sbrigarsi anche le faccende domestiche, ad accudirsi) ma se vuole che il marito non viva di solo lavoro, computer e pensieri, o magari di nervosismi e dipendenze viziose, mettendoci un po’ di anima e di attenzione, ecco che inizia una battaglia contro la modifica di uno schema che vuole la donna capace di sopportare e subire. Se le cose peggiorano resta il provare a fuggire perché spaventate o scampare più di una volta a minacce e a lavaggi del cervello per annientare la stima. Senza tenere conto che nel tentare di salvaguardare i figli si rischia spesso di avere un effetto contrario, devastante, trascinandoli a diventare spettatori di parte. Nessuno intorno aiuta e propone delle strategie, perché sembrano sempre fatti degli altri, così si subisce l’isolamento. Ciò che divide di più due coniugi dall’interno è la rabbia, non si trova spazio né tempo per il dialogo, per l’ ascolto. Nel vortice delle responsabilità e dei labirinti mentali, le frustrazioni aumentano e diminuisce la capacità di ironizzare, di sdrammatizzare. La durezza dell’uno rende fragile l’altro, si diventano due isole distanti. L’amore non più coltivato, reso sterile, è difficilissimo che possa continuare ad avere qualche foglia verde. Il risultato è che viene meno l’autenticità, trasformati in burattini di legno, pronti per lo spettacolo di Mangiafuoco. Se poi la donna che vive problemi di coppia non ha un lavoro, non è riuscita a costruirsi un po’ di autonomia economica, è il baratro.
D’altro canto, mentre il proprio matrimonio si sta dissolvendo, il grillo lancia alla coscienza i suoi richiami: quando una donna ha paura di un uomo smette di amarlo, lo perdona ma non riesce a vederlo più come prima, la fiducia è andata a farsi benedire. Nell’avvicinarsi ad una profonda confessione cristiana, sente tutto il peso della responsabilità di recidere un rapporto che non si basa più né sull’amore, né sulla fiducia, né su un’altra possibilità. Come dimostrare che quell’unione intima non esiste più, che pur consumato il matrimonio, ciò non è il motivo che tiene insieme due persone? Perdonare nel dolore, è non poter dimenticare.
Solo la parola fine sembra concedere un po’ di pace, per cui non ci si arrabbia più, si diventa due estranei e nel migliore dei casi, dopo anni di vita in comune, si conserva un rapporto fraterno per continuare a seguire i figli. La solitudine, il tornare ad essere una persona sola è un lutto, una ferita che ha bisogno di molto tempo per non sanguinare più. E’ strano, ma pochi riescono a tornare indietro, è una possibilità, una speranza che rimane sospesa per molto tempo.
Dai primi banchi in chiesa, dal coro e dal catechismo, si passa alle ultime file, ai margini, perché chi è separata tutti lo sanno, chi ha commesso un aborto no. Gli sguardi evitano prudentemente di vederti, meglio far finta di nulla, evitare approfondimenti e riflessioni. Ma fuori no, Signore, non voglio stare, con mia figlia accanto, la tua Chiesa mi è necessaria più di prima, rimanere fuori vorrebbe dire rinunciare al dialogo, a visitarti nel Tabernacolo, alla tua Misericordia: Tu sei venuto per i peccatori, Tu ci ami e puoi cambiarci ancora, renderci migliori, renderci testimoni e strumenti di pace e di carità. Mi accorgo così che c’è una folla di cui io faccio parte con la mia croce, feriti, zoppi, delusi dagli affetti, in cerca di amore e di ascolto, di una preghiera e di un sorriso buono. Non sono sola, i nostri figli non sono soli, c’è un mondo in difficoltà spirituale.
Spesso un addio vuol dire permettere all’altro di maturare attraverso gli sbagli, non essere corresponsabile dei pensieri negativi dell’altro, non accusarlo più, responsabilizzarlo affettivamente. Salutarsi dentro è un gesto dolorosissimo ma di enorme rispetto per se e per l’altro, liberare l’altro del nostro rancore.
Rimarginandosi le ferite, perché no, si spera possa esserci un’ altra possibilità, una sola, come quando si esce dal carcere e si spera che qualcuno possa ancora credere in noi, volerci bene, perché abbiamo chiuso col passato. Poter riprovare a costruire un rapporto affettivo, alla luce del perdono del Vangelo, della forza della testimonianza, della condivisione delle difficoltà, sentirsi ancora creature degne di un po’ di gioia, di un po’ di serenità, di un caldo abbraccio. A quale costo, dopo parole di offese e di umiliazioni, una donna comune, ma con un cuore che batte, può rialzarsi in piedi, qualche sasso lo ha preso in faccia ma ha potuto riprendere a camminare. Grazie Gesù, è così facile accerchiare una donna, farne carne da macello. Quanti l’hanno solo usata, abusata, abbandonata al suo destino senza vero amore e senza accortezza, condivisione profonda, carne da macello.
Sono in chiesa, in piedi e in ginocchio, perché ho sentito il perdono di Dio nel mio animo ma ho paura di offendere il Signore, di accostarmi a Lui, pur amandolo immensamente più di prima, e piangendo tutte le lacrime del mondo per il fallimento di un matrimonio.
Quelle lacrime sono cadute sulle mani di un uomo, come me si sentiva solo e triste, senza nessuno accanto per potersi tenere compagnia, orfano di affetti, anziano, un incontro. Quando una persona si apre per mostrare il suo universo interiore, le sue riflessioni, la sua sensibilità come fare a non credere che Dio ci sta donando un’altra possibilità, una sola, di amare, di tornare ad amare, una nuova forza e un nuovo coraggio, con profonda maturità a responsabilità ancora più attenta verso i figli. Si ritorna a sperare, a costruire, perché una persona ha bisogno di noi. Mentre intorno ci sarà ancora chi condanna e commenta, c’è chi sta soffrendo tantissimo dentro al proprio cuore.
Che gioia inesprimibile quando l’uno ha piena fiducia nell’altro, quando la vita ci torna a sorridere e ci vuole impegnati, nel tornare a vivere l’uno per l’altro, anche se ci sono dei problemi, grossi, si pensa di poterli superare: lui è un sacerdote. Ho pensato che se quell’uomo mi proponeva i suoi sentimenti, di avere pazienza perché la sua situazione era più difficile della mia, non potevo che restargli accanto e cercare a piccoli passi di trovare una strada nella vita, sperando contro ogni speranza. Avrà pensato che una donna buona ci darà tutto il suo cuore … intanto ne approfittiamo, tanto è già una donna in difficoltà, separata, quasi divorziata, con una figlia, bé saranno problemi suoi domani. Quando poi ne siamo sazi e pian piano l’abbiamo portata all’attaccamento basterà poco per staccarla. Facciamo passare per amore una storia che sappiamo possiamo recidere nel momento delle responsabilità. Lasceremo così che rimanga da sola di fronte agli altri, abbandonata da chi l’ha rimessa in piedi per poi tagliarle le gambe, restituendo il cuore lacerato al mittente. Una nuova, lenta agonia, Signore, Gesù mio, che dolore non poterti ricevere nella Santa Comunione. Quell’uomo mi sta ferendo intimamente, disprezzando tutti i sacrifici e il silenzio paziente chiesto in quasi quattro anni. Eppure Signore tu mi hai insegnato che l’amore verso Dio e verso le persone è tutto il nostro bene, che anche scalzi, indigenti, feriti e umiliati tu ci accetti e ti accosti a noi, nelle nostre miserie e nelle nostre difficoltà, la tua Provvidenza ci accompagna, ci nutre e ci veste. Ma i conti non tornano, le responsabilità non ci riguardano, meglio dire che ci ha stufato, che non vogliamo più saperne, lasciarla alla mercé dei ricordi, della nostalgia, nuovamente delle pietre, quella donna che ha fatto l’unico sbaglio che non doveva fare: amarci e crederci. Ho chiesto al Signore di strapparmelo dal cuore ma il Signore non può togliermi il suo nome e il suo ricordo! Chi tornerebbe indietro, al mio posto se un nuovo incontro si frappone fra ieri e oggi? Come un’ombra che ritorna, subisco l’immobilità, l’atrofizzazione, l’aridità del cuore. Fermi, bloccati, invece di poter proseguire a piccoli passi verso la piena realizzazione di due persone che diventano una nella cura reciproca.
La memoria dell’anima si stampa indelebilmente sul cuore e connette pezzi di puzzle a distanza di tempo. Ora che mi ricordo, il primo giorno mi fece giurare di amarlo, che nulla ci avrebbe divisi, ma è stato anche in questo molto scaltro: mi accorgo solo ora che non le ha ripetute anche lui. Degli ultimi giorni la sua frase che mi ha più ferita è stata <>, perché detta, da chi celebra matrimoni, componendo sermoni e prediche sulle responsabilità reciproche, in nome del volersi bene da consacrare agli occhi di Dio, fa più male.
Perché l’uomo che ho amato, che amerò per il resto della mia vita, in cui ho creduto perché ha voluto che credessi in lui, l’uomo per cui prego per la rinascita della sua autenticità è un sacerdote. Dietro di lui paure e ipocrisie, meccanismi e dipendenze, arroganza e spietatezza. Ha fatto questo per quarant’anni, sfuggire? Per non sopportare il fardello del ridicolo, perdere la stima e il privilegio di un mondo al maschile, indipendente da affetti, autosufficiente? Persone che credono in lui e che chiedono la sua funzione da un lato, una persona che si accontenta delle briciole dall’altro, che mette un muro tra sé e gli altri per non sentire il cuore. Una pianta che verrà recisa da un momento all’altro o messa in attesa di un po’ di acqua per anni. Perché non poter riconoscere che una vocazione può non escludere l’altra, che un matrimonio fallito non esclude la possibilità di tornare a sperare in una seconda possibilità? Signore mio, non credo di essere caduta dalla padella alla brace ma di aver trovato due persone che preferiscono aspettare che cambi il mondo, prima di cambiare per diventare se stessi fino in fondo. E sono tanti, anche questo è vero purtroppo, che preferiscono gestire il controllo autonomamente, indipendenti dal confronto con l’ universo femminile, con chi hanno di fronte da anni.
Una storia d’amore all’inizio la valutiamo sempre con il lieto fine, compiendo mille sforzi per rimediare agli sbagli, come Abramo combattiamo tutta la notte contro Dio o l’angelo di Dio per diventare infine Israele, creature nuove, trasformate. Ho preparato me stessa a riparare agli errori del passato, ho chiarito la mia situazione davanti a Dio, non ho ingannato nessuno. Separata, poi divorziata, madre fortunata di un angelo di nome Noemi, ho scoperto la bellezza del dono dell’amore verso tutti. Mi sono armata di coraggio e di silenzio, ho condiviso la mia realtà con i problemi delle altre persone, i loro drammi familiari, che diventano i miei, così la luce penetra lentamente nelle case: dobbiamo aprirci, affratellarci, smettere di condurre doppie, triple esistenze, fatte di rancori e rivendicazioni, togliere le maschere dalle anime atrofizzate, eliminare le riserve mentali che ci rendono falsi. La nostra testimonianza personale diventa insieme alle altre preghiera che sale al cielo. Mi sono rimboccata le maniche per ricostruire anche materialmente nel mio piccolo, sulle macerie. E proprio a questo punto il suo coraggio di diventare fino in fondo se stesso è venuto meno, la gratitudine verso chi ci è vissuto accanto pur lontana, percorrere una via di umiliazione e spogliamento per un arricchimento interiore e di rinnovamento. Dove ho sbagliato?
Ad altre persone il coraggio di portare la testimonianza di nuove coppie capaci di amarsi, nate dal perdono di Dio su un fallimento per un nuovo corso della propria vita. Auguri, che la Chiesa non ci lasci soli in questi dolorosi percorsi dell’anima e dello spirito. La gente, infondo, condanna ciò che noi abbiamo già condannato, ma non possiamo vivere l’amore come una vergogna. Dobbiamo riscoprire il valore del perdono, del risanare, dell’aiutare, perché un amore che nasce è una benedizione, un amore che viene tagliato in due è una perdita, una sconfitta non solo personale ma per tutta la comunità di cristiani che devono sostenersi vicendevolemte.
Anche dal fango si dice può nascere un fiore, così quando nasce un sentimento va protetto, difeso con cura e delicatezza. Invece i nostri rapporti assomigliano sempre di più ad interruzioni di gravidanze, ad aborti voluti. L’individualismo spegne le nostre fiammelle, forse il vero dramma dei nostri tempi è proprio questo disamore. Se le donne concedono il loro utero in affitto, se le donne scelgono il seme di un uomo da un catalogo per poi impiantarlo in utero l’illusione è di bastare a se stesse. Se gli uomini si trasformano in donne, se usano l’utero di una donna, vuol dire che abbiamo separato l’amore dell’anima dalla semplice soddisfazione per cui tutto ha un costo commerciale, sempre più alto. I figli saranno non creature ma manipolazioni. Il vero miracolo dell’amore, della vita, degli incontri, tutto sottratto alla volontà di Dio?
E’ la donna che ama quella che fa paura al mondo? E’ per questo che la Madonna, Madre di Cristo e Madre nostra non riesce a farsi sentire dal mondo e nel nostro cuore e le sue lacrime non hanno più alcun effetto?
Sono felice del fatto che la Chiesa abbia riconosciuto ben 12 apparizioni della Madonna nel mondo, i veggenti non sono altro che portavoce, ma mi chiedo stupita, se la richiesta di Amsterdam, dopo quella di Fatima di Maria è così precisa, perché la Chiesa tarda a riconoscere l’ultimo Dogma e a costruire proprio in quella città una chiesa dedicata alla Signora di tutti i popoli perché possa esserci la pace nel mondo? Mi sembra che non chieda nulla di male, nulla di sbagliato, nel nome della Trinità ma quanti Papi non l’hanno presa sul serio?
Attualmente non so cosa sarà di me ma se questa seconda possibilità è naufragata, in questo mio naufragio chiedo ancora una volta l’aiuto alla mia Chiesa, che non ho mai smesso di seguire, l’aiuto per tutte le donne che la Chiesa deve far entrare e non lasciare fuori.
Il mio destino è legato al destino della mia Chiesa, alle migliaia di lanterne accese unite nel corpo mistico di Cristo. Mi hanno detto che l’amore non giustifica tutto ma il Signore ha il potere di trasformare i nostri cuori di pietra. E io prego che i cuori di pietra si sciolgano per far entrare dentro, la viva forza e il coraggio dello Spirito Santo che è amore. Affinché nessuno usi più l’amore, lo soffochi o lo sopprima in sé: perché amare è credere.
E ora, come il Figliol Prodigo, torno ogni sera,piangendo, a chiedere il perdono del Padre. E lo chiedo a tutti i sacerdoti che ho deluso volendo bene per sempre ad uno di voi, lo chiedo al Santo Padre Francesco, non osando più sperare in un miracolo, mantenendo la mia lanterna accesa in attesa del perdono di Cristo. Ogni confessore mi dice qualcosa di diverso: “Io non ti condanno e non ti giudico ma la Comunione …”.
Forse un giorno mi chiamerà Lui se merito la Santissima Comunione al suo Corpo, quella che si continua a dare dagli altari da uomini, impuri.
Questa è la mia fede, la mia speranza, la mia profonda supplica, il mio dolore nello spirito.
<>.
(Dal Diario di S. Faustina Kowalska)
PREGHIERA A SAN FRANCESCO
di Giovanni Paolo II, pellegrino alla Verna.
O san Francesco, stimmatizzato della Verna,
il mondo ha nostalgia di te
quale icona di Gesù crocifisso.
Ha bisogno del tuo cuore,
aperto verso Dio e verso l’uomo,
dei tuoi piedi scalzi e feriti,
delle tue mani trafitte e imploranti.
Ha nostalgia della tua debole voce,
ma forte della potenza del Vangelo.
Aiuta, Francesco, gli uomini di oggi
a riconoscere il male del peccato
e a cercarne la purificazione nella penitenza.
Aiutalo a liberarsi delle stesse strutture di peccato,
che opprimono l’odierna società.
Ravviva nella coscienza dei governanti
l’urgenza della pace nelle Nazioni e tra i popoli.
Trasfondi nei giovani la tua freschezza di vita,
capace di contrastare le insidie
delle molteplici culture di morte.
Agli offesi da ogni genere di cattiveria comunica,
Francesco, la tua gioia di saper perdonare.
A tutti i crocifissi dalla sofferenza,
dalla fame e dalla guerra,
riapri le porte della speranza.
Amen.
Che Dio ti tenga amorevolmente nella Sua Mano e che Ti conservi per noi e per la Chiesa a lungo.
OAMGD.
Guido
Sua Santità,
non maledica i terroristi, ma ami questi “nemici”, affinché lo Spirito Divino possa aprire i loro cuori e le loro menti.
Con amore fraterno,
Marco