Immigrazione, diventi per noi opportunità di crescita e dialogo

Immigrazione, diventi per noi opportunità di crescita e dialogo

Il fatto che vi siano fratelli e sorelle che vivono la tragedia dell’immigrazione deve diventare per noi un’opportunità di crescita umana, di incontro e di dialogo interculturale. Deve essere motivo di promozione della pace e della fraternità tra i popoli.

Questo il messaggio lanciato da Papa Francesco al nuovo portale Infomigrants.net, realizzato dall’Ansa con i suoi partner di Francia e Germania. Francesco, per l’occasione, si è detto “vicino a istituzioni, associazioni e singoli cittadini che si aprono in modo saggio al complesso fenomeno dell’immigrazione”.

Il Papa, infatti, ha sottolineato che gli interventi di sostegno in questo ambito sono la testimonianza più pura dei “valori umani e cristiani che hanno dato vita alla civiltà europea”. Tuttavia Francesco ha anche invitato gli immigrati a rispettare le leggi dei Paesi che li accolgono, perché la solidarietà e l’accoglienza possono funzionare solo se c’è uno sforzo da ambo le parti.

Infine Francesco ha voluto rivolgere la sua preghiera a tutti coloro che sono vittime di terrorismo, carestie e regimi oppressivi, perché spesso e volentieri gli immigrati arrivano proprio da questo tipo di realtà.

“Invoco la protezione di Dio padre affinché si faccia compagno di strada di quanti sono costretti ad abbandonare la loro terra a causa di conflitti armati, di attacchi terroristici, di carestie e di regimi oppressivi. Possano queste persone incontrare fratelli e sorelle sotto ogni cielo, che condividano con essi il pane e la speranza nel cammino comune”.

Share Button

Lascia il tuo pensiero con Giudea.com

5 Commenti

luigi il 6 Luglio 2017 alle 11:11 am.

basta in italia non c’è lavoro per i giovani se non in nero o a bassa figuriamoci per i profughi senza arte ne parte..

Rispondi

Antonietta il 5 Luglio 2017 alle 10:31 pm.

Io condivido ciò che ha detto Papa Francesco “il rispetto x i paesi che li ospitano”e noi dobbiamo mettere in pratica gli insegnamenti del vangelo. Ma io non voglio essere ipocrita non sempre ciò è possibile.

Rispondi

Luigi crocco il 5 Luglio 2017 alle 8:19 pm.

Caro papa Francesco,
Condivito le tue esortazioni ma quando ero giovane dicevano che se volevo immigrare dovevo conoscere la lingua gli amici i loro usi e costimi e il lavoro che volevo andare a fare in unica parola che si usa dire oggi integrazione
Ovviamente mi disturbava molto pensare di lasciare la famiglia gli amici la cultura e le abitudini della mio paese.
Cosi decisi di cambiare progetto per lavorare in italia aiutato da alcune conoscenze ma incotrai molte difficolta’ che dovetti superare da solo essendo orfano senza il sostegno del padre.
Comunque lavorai per vent’anni creandomi degli amici che nel periodo piu’ brutto per incidenti e accidenti di ogni genere mi sostennero in particolare un amico col quale fondammo una ditta poi si sposo’ e mi ritirai dalla societa’.
Cosi’oggi a vedere moltiduni di genti che immigrano in italia per fame e/o guerra col rischio di affogare in nome di allah mi rammirica il cuore che nessuno li convica a rimanere dove sono a migliorare la loro esistenza anche perche’ la nostra terra non e un paradiso terrestre dove magicamente nasce il cambiamento dalla fame eguerra in donne ,soldi, alberi da frutta, case ,alloggi,lavoro per tutti ecc. Ma drammaticamente e’sommersa a risolvere problemi che nascono ogni giorno per se’ i genitori gli amici i fratelli , sorelle ,figli ecc. Cosi dico che sulle difficolta di ogni tipo l’ integrazione di.un altro popolo non puo’avvenire subito di acchito invece occorrono anni e anni come in tutte le immigrazioni del mondo se prima non avvengono fatti di ogni tipo e genere da ambo le parti che andranno a paralizzare l’evoluzione meglio il paese

Rispondi

Ivana barbonetti il 5 Luglio 2017 alle 7:52 am.

Io sono stata una “EMIGRANTE” nella nostra stessa Italia, ho vissuto lo “sradicamento” dalla mia citta’, parenti e amici, ricostruire in ambienti diversi per educazione, cultura, senso civico, so quanto e’ difficile, ho incontrato tanto “razzismo” per le mie diversita’, non c’erano gli esaurienti opuscoletti su “vizi pregi abitudini ” dei posti ospitanti da poter capire. Ci si trasferì per lavorare e mantenere aperta la struttura che dava lavoro anche per gli abitanti locali, altrimenti chiusura per “non produttivita’”, pionieri nella nostra stessa Nazione. Le chiusure mentali, l’arroganza di conoscere tutto , la paura del confronto , il giudicare senza ascoltare, il “e’ cosi! ” sono le barriere da riconoscerci e iniziare a abbatterle in noi stessi che impediscono una sana integrazione anche tra noi stessi italiani.

Rispondi

Rosa Rita La Marca il 5 Luglio 2017 alle 12:14 am.

Basta!!!!

Rispondi

Lascia un commento

La tua e-mail non sarà pubblicata. Campi obbligatori *

È possibile utilizzare i seguenti codici HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.