La consolazione è fatta di dono e servizio: non è autoreferenziale!

Una fede che non ascolta lo Spirito? Fredda e ideologica

La consolazione è un dono del Signore che va dato in servizio agli altri: nessuno può consolare se stesso, perché altrimenti rischia di guardarsi allo specchio e apparire soltanto. Per essere dei buoni consolatori quindi serve avere il cuore aperto, e non il cuore chiuso degli ingiusti.

L’esperienza della consolazione, finita al centro dell’omelia mattutina del Papa, ci dice una cosa: che nessuno può consolarsi da solo, e chi che cerca di farlo finisce per guardarsi allo specchio e, di conseguenza, apparire. Chi si consola da solo, ha detto Francesco, “si consola con cose che non lo lasciano crescere e l’aria che respira è un’aria di narcisismo e autoreferenzialità. Questa è la consolazione truccata che non lascia crescere. E poi non la chiamiamo consolazione, perché in questo caso siamo di fronte a un qualcosa di chiuso”.

Dalle dichiarazioni del Santo Padre si deduce che la consolazione è tale se viene prestata agli altri. La consolazione, in pratica, è vera quando ha alterità.

“La vera consolazione – ha infatti detto Francesco – ha una doppia alterità: è dono e servizio. E così se io la lascio entrare come dono è perché ho bisogno di essere consolato a mia volta. Sono un bisognoso: per essere consolati occorre essere bisognosi! Soltanto in questo modo il Signore viene a consolarci e può darci la missione di consolare gli altri. Però non è facile avere il cuore aperto per ricevere, questo è vero”.

I poveri di cuore, insomma, sono quelli che hanno ricevuto la consolazione e che possono consolare a loro volta. Ma come li si riconosce? Questi individui “sono quelli che sono capaci di piangere, quelli miti, quelli affamati di giustizia, che lottano per la giustizia; quelli che sono misericordiosi e che hanno misericordia con gli altri; i puri di cuore e gli operatori di pace”.

Invece i cuori chiusi sono quelli di quanti si sentono “ricchi di spirito”, cioè “soddisfatti” e “sufficienti”. I cuori chiusi “sono quelli che non hanno necessità di piangere perché si sentono sempre giusti”.

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2 Commenti

luigi il 15 Giugno 2017 alle 11:54 am.

caro Papa Francesco,
oggi aggiungo alla tua omelia mattutina la mia esperienza sul contato di un monsignore nella mia Parrocchia a verona quando 3 mesi fa lo incaricai di parlare col Vescovo per risolvere un mio problema presso la commissione denunce a Bruxelles sulle eurobbligazioni a favore del occupazione in italia europa e America pregato sulla necessità di trovarmi uno/a che parli inglese per telefonare alla commissione se vi erano opportunità migliori sul mio caso osteggiato da tutti sulla paura di aiutarmi ora dico che: la paura di aiutare quelli che si conoscono o non si conoscono sulle cose grandi o piccole senza il piacere sul tornaconto personale è un problema che sovrasta tutto sulla coscienza di tutti

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Ivana barbonetti il 13 Giugno 2017 alle 7:02 am.

Grazie Santo Padre, oggi per me e’ stata una grande “consolazione” leggere queste chiare precisazioni che Tu hai fatto. Non riuscivo a “comprendere” i duri di cuore, li associavo a persone che si macchiano di violenze e crimini, comprendere che anche chi si ritiene giusto, che non sbaglia mai, sicuro di se e’ un “duro di cuore” e’ stata risposta a tante mie domande e; perché? grazie Padre Francesco, grazie Dio per questo dono di questo pontefice.

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