La cultura del provvisorio va evangelizzata per salvare i giovani

La cultura del provvisorio va evangelizzata per salvare i giovani

La cultura nella quale viviamo minaccia la fedeltà al Vangelo: per questo motivo, ai membri degli Istituti di Vita Consacrata e delle Società di Vita Apostolica, è richiesto un maggiore sforzo per contrastare questa “cultura del frammento, del provvisorio, che può condurre a vivere ‘à la carte’ e ad essere schiavi delle mode“.

Questa cultura“, ha ulteriormente incalzato il Vescovo di Roma, “induce il bisogno di avere sempre delle ‘porte laterali’ aperte su altre possibilità, alimenta il consumismo e dimentica la bellezza della vita semplice e austera, provocando molte volte un grande vuoto esistenziale“. È la cultura del relativo, che porta a sostituire i veri “valori della vita” con beni effimeri che non riescono ad appagare la sete di assoluto, di certezze, di sicurezze che è insita in ogni persona.

Questo si nota in modo particolare nei giovani, i quali dove troviamo “molte vittime della logica della mondanità, che si può sintetizzare così: ricerca del successo a qualunque prezzo, del denaro facile e del piacere facile“. Cosa possono fare la Chiesa e gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica in particolare per aiutare i giovani? “Il nostro impegno non può essere altro che stare accanto a loro per contagiarli con la gioia del Vangelo e dell’appartenenza a Cristo. – ha detto Francesco – Questa cultura va evangelizzata se vogliamo che i giovani non soccombano”.

Da qui l’importanza di “mantenere la freschezza e la novità della centralità di Gesù, l’attrattiva della spiritualità e la forza della missione“, ha spiegato Bergoglio, “se la vita consacrata vuole mantenere la sua missione profetica e il suo fascino“. Questo, ovviamente, mantenedosi vigili dalle insidie e dalle tentazioni, quali la “routine, la stanchezza, il peso della gestione delle strutture, le divisioni interne, la ricerca di potere”, “gli arrampicatori”, “una maniera mondana di governare gli istituti, un servizio dell’autorità che a volte diventa autoritarismo e altre volte un lasciar fare”.

Per evitare tutto questo è necessario “curare in modo particolare” la “vita fraterna in comunità” con “la preghiera comunitaria“, la “partecipazione attiva ai sacramenti”, “la misericordia verso il fratello o la sorella che pecca, dalla condivisione delle responsabilità”. Tutto questo, ha concluso il Santo Padre, deve essere “accompagnato da una eloquente e gioiosa testimonianza di vita semplice accanto ai poveri e da una missione che privilegi le periferie esistenziali”.

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