La gioia cristiana è un dono, è un dono dello Spirito Santo

La gioia cristiana è un dono, è un dono dello Spirito Santo

Gioia e coraggio sono le caratteristiche proprie di una comunità cristiana: Papa Francesco prendendo spunto dalla Prima Lettura di oggi (At 18, 9-18) ha spiegato, nel corso dell’omelia, che paura e tristezza non sono atteggiamenti cristiani.

È Gesù stesso, fa notare il Pontefice, a dire “a Paolo: «Non avere paura. Continua a parlare»“. E questo perché? Perché “la paura non è un atteggiamento cristiano. È un atteggiamento – ha continuato il Santo Padre – possiamo dire – di un’anima incarcerata, senza libertà, che non ha libertà di creare qualcosa, di guardare avanti, di fare del bene …”

La paura, il fatto di vedere sempre pericoli nascosti in ogni dove diventa un “vizio” che incatena, che minaccia la libertà: “la paura fa male“, ha spiegato quindi Bergoglio. “Ci sono comunità paurose, che vanno sempre sul sicuro: ‘No, no, non facciamo questo, no, no, questo non si può, questo non si può …’. Sembra che sulla porta d’entrata abbiano scritto ‘vietato’”.

È questo l’atteggiamento di quando “tutto è vietato per paura. E tu entri in questa comunità e l’aria è viziata, perché è una comunità malata“. Tutto questo ci dice che “la paura ammala una comunità. La mancanza di coraggio ammala una comunità” perché non le dà la libertà di guardare avanti, paralizza le nostre azioni e porta ad un egocentrismo egoistico.

Il Vescovo di Roma ha quindi spiegato che la comunità cristiana non deve ammalarsi di questa paura, ma con il coraggio dato dallo Spirito Santo, deve spingersi oltre. Lo Spirito Santo da gioia alla comunità: si tratta della “gioia cristiana” che, ha poi proseguito Papa Francesco “non è un semplice divertimento, non è un’allegria passeggera; la gioia cristiana è un dono, è un dono dello Spirito Santo“.

La gioia cristiana, ha quindi concluso Papa Francesco, è “avere il cuore sempre gioioso perché il Signore ha vinto, il Signore regna, il Signore è alla destra del Padre, il Signore ha guardato me e mi ha inviato e mi ha dato la sua grazia e mi ha fatto figlio del Padre“.

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4 Commenti

marco eddy endolf il 20 Maggio 2015 alle 10:34 am.

caro Papa Francesco perché io sono con Dio non ho la goia nel cuore e il dono dello spirito Santo,forse Gesù mi giudica il figlio del demonio? eppure io da quando avevo 20 anni circa e Gesù di persona mi disse che dovevo bere il calice del dolore fino in FONDO.perchè? e sono 40 anni che non posso neppure suicidarmi e un dolore dietro l’altro e un guaio grosso dietro l’altro,e questo è il minimo che scrivo,ma c’è molto di più.

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Giuseppe il 16 Maggio 2015 alle 1:36 pm.

SS.ma Trinità, per piacere, ci hai fatto dono di Francesco e di questo Ti ringraziamo. Tu, sei mio padre ed i padri accontentano i figli se è bene per loro. Ora dimmi: – Ci hai mai donato un altro prete / papa così? È vero, ci hai fatto dono di altri bellissimi preti, con altri carismi ma adesso è il momento della Misericordia e Francesco è il prete della Misericordia. Tu lo hai detto a suor Faustyna Kowalska, Tu hai parlato a suor Faustyna di Misericordia dettandole tante cose, raccolte prima da Giovanni Paolo II ed ora seminate da Francesco. In quanto Padre mio io Ti chiedo di donargli tanto tempo ancora. Perchè? Perché oltre a seminare, gli devi concedere tempo per estirpare la gramigna. E questo non è facile. Nessun prete, o quasi, parla come lui. Lui ci crede veramente in quello che dice e lo vive. Io , noi, di questo abbiamo bisogno. Non ci serve la scienza. Non hai forse detto a suor Faustyna che tutti i santi del Paradiso e tutta la scienza di questo mondo non può scrivere una sola riga sul Tuo Amore? Sulla Tua Misericordia? Ed allora annienta i suoi nemici e donagli tanta Sapienza, ancor di più. Francesco non è un superbo e non approfitta di quanto trova nello Scrigno del Signore. Ti ama incondizionatamente e ci sta insegnando a farlo senza risparmio. Grazie Padre e se può servire allo scopo, fai di me qullo che vuoi. Ti voglio bene e salutami il Paradiso.

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Ivana Barbonetti il 16 Maggio 2015 alle 9:20 am.

DIO TI BENEDICA SANTO PADRE FRANCESCO, il TUO incoraggiamento a non avere paura,guardare avanti,e’ per me di grande aiuto..—-Fare anche se si sbaglia, nella comunita’ con coraggio di confronto va’ bene, c’e’ la sorella o il fratello che puo’ vedere lo sbaglio e correggerlo, un proverbio recita; sbagliando si impara!! A noi vedere e correggere quello che non va’ bene, riconoscere il proprio sbaglio e accettare la correzione.Grazie Ivana Barbonetti

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luciana serrati il 16 Maggio 2015 alle 1:16 am.

Mio caro Papa Francesco,ritengo la gioia un valore essenziale…non solo per chi vuole camminare sulla scia degli insegnamenti evangelici, ma anche, e soprattutto, per chi ha risposto “sì” alla chiamata del Signore…qualsiasi sia il Suo ruolo nel progetto divino…Lei accosta alla gioia anche, però, il grande pericolo della paura…sì: paura di agire, paura di rinnovarsi ogni giorno, paura di osare, per riuscire a dare uno scossone alle anime sopite e stordite da tanta pigrizia e apatia. Sono quasi 25 anni che guido (senz’altro immeritatamente) un gruppo di preghiera e Le confesso che, ogni giorno, mi addormento e mi sveglio pregando il Signore che mi ispiri sempre qualche piccola innovazione, che renda sempre più gradita, più sentita, più amorevole la preghiera del gruppo…alternando canti, preghiere e silenzi d’amore…per dare alla nostra anima la possibilità di gustare quei momenti d’intimità con il Signore e con la Vergine Maria. Ho come supporto un proiettore che, permette, a chi non le ricorda, di leggere le parole dei canti…e , a volte, di brevi stralci del Vangelo. Ultimamente ho voluto fare, saltuariamente, l’esperimento di recitare il Santo Rosario, con commenti visivi, usati in alcune parrocchie, con brevi flash di film di Gesù, su episodi riguardanti i misteri del rosario del giorno. Lei parla di gioia…e io, mi creda, mi sono accorta che la gioia andava viva via aumentando…con questa saltuaria esperienza…tanto che si usciva dal cenacolo cantando canzoni religiose e molti, poi, mi riferivano che continuavano a cantare fino a casa.
Eppure, oggi ho saputo, che alcuni…i più tradizionalisti, si sono lasciati prendere dalla dannosa paura: paura di aver alterato il modo di pregare, paura di esporsi troppo trascinati dall’entusiasmo…paura, anche, di allungare troppo il tempo della preghiera…(dalle 16 alle 18-18,30) A me, non sembra così tanto, tra la preghiera, i canti, la lettura della Sua omelia del giorno e una paginetta dell’Evangelii gaudium ! Ora…mi sorgono alcuni dubbi: forse la gioia che provo io, stando con il Signore…contrasta troppo con la preghiera tradizionale? O forse ho sbagliato a cambiare ogni tanto il modo di recitare il Rosario? La Curia di Milano mi ha concesso di guidare il gruppo in modo libero, indipendente, in una nostra sala…ma frequentando, ovviamente, la Parrocchia…per tutto ciò che riguarda i Sacramenti e per l’adorazione. Mio marito ed io ci siamo buttati in questa “impresa d’amore”, con infinito entusiasmo…senza alcuna paura…ma ci siamo accorti che, forse, c’è d’avere un pochino di paura, proprio di coloro che non solo non sorridono mai, ma che cercano di spegnere il sorriso anche agli altri fratelli! Santo Padre, vorrei chiederLe una piccola preghiera per la nostra missione e una per la nostra piccola nipotina Viky, che domenica riceverà la Prima Comunione, senza il suo papà che è andato in cielo, ed è nostro figlio. Scusi se sono stata così lunga…ma avevo tante cose da dirLe. Le vogliamo tanto bene e preghiamo sempre per Lei. Che Dio La protegga sempre.

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