Nell’accoglienza si gioca la nostra credibilità di cristiani!

Nell’accoglienza si gioca la nostra credibilità di cristiani!

Essere protagonisti nel servizio dondando se stessi come Gesù: è questa l’unica risposta possibile per il cristiano alle varie domande che emergono quando contempliamo le piaghe dell’umanità moderna. Una risposta che è al contempo una missione e che ci viene indicata da Gesù stesso, come ha spiegato Papa Francesco nel proprio discorso in occasione della celebrazione della Via Crucis.

Ripensando a una giornata interamente dedicata alla contemplazione del dolore, nel corso della quale il Pontefice si è recato in pellegrinaggio nei campi di concentramento e sterminio di Auschwitz e Birkenau prima, e a visitare l’Ospedale Pediatrico universitario di Prokocim, a Cracovia, poi, Bergoglio ha commentato come ci si possa chiedere “Dov’è Dio?”. “Dov’è Dio, se nel mondo c’è il male, se ci sono uomini affamati, assetati, senzatetto, profughi, rifugiati? Dov’è Dio, quando persone innocenti muoiono a causa della violenza, del terrorismo, delle guerre? Dov’è Dio, quando malattie spietate rompono legami di vita e di affetto? O quando i bambini vengono sfruttati, umiliati, e anch’essi soffrono a causa di gravi patologie? Dov’è Dio, di fronte all’inquietudine dei dubbiosi e degli afflitti nell’anima?

È Gesù stesso, ha sottolineato il Santo Padre, che ci risponde a questo interrogativo, anche se non lo fa nel modo in cui noi vorremmo lo facesse. La risposta è nel Vangelo di Matteo (Mt 25,35-36), laddove Gesù ci dice: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi».

La risposta di Gesù è questa: “Dio è in loro”, Gesù è in loro, soffre in loro, profondamente identificato con ciascuno. Egli è così unito ad essi, quasi da formare “un solo corpo”. – ha detto Papa Francesco – Gesù stesso ha scelto di identificarsi in questi nostri fratelli e sorelle provati dal dolore e dalle angosce, accettando di percorrere la via dolorosa verso il calvario“.

Se comprendiamo questo, non possiamo esimerci dal “aprirci alla misericordia di Dio … senza misericordia la persona non può fare niente, senza la misericordia io, tu, noi tutti non possiamo fare niente. Guardiamo anzitutto alle sette opere di misericordia corporale: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire chi è nudo, dare alloggio ai pellegrini, visitare gli ammalati, visitare i carcerati, seppellire i morti. – ha proseguito il Vescovo di Roma – Gratuitamente abbiamo ricevuto, gratuitamente diamo. Siamo chiamati a servire Gesù crocifisso in ogni persona emarginata, a toccare la sua carne benedetta in chi è escluso, ha fame, ha sete, è nudo, carcerato, ammalato, disoccupato, perseguitato, profugo, migrante. Lì troviamo il nostro Dio, lì tocchiamo il Signore. Ce l’ha detto Gesù stesso, spiegando quale sarà il “protocollo” in base al quale saremo giudicati: ogni volta che avremo fatto questo al più piccolo dei nostri fratelli, l’avremo fatto a Lui (cfr Mt 25,31-46)“.

In questo “si gioca la nostra credibilità di cristiani” e si tratta di un protocollo estremamente concreto: è un protocollo che non ci parla di idee ma di fatti e atti concreti che ognuno di noi è chiamato a compire in quanto cristiano.

Consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti. – ha continuato il Pontefice elencando le opere di misericordia spirituali – Nell’accoglienza dell’emarginato che è ferito nel corpo, e nell’accoglienza del peccatore che è ferito nell’anima, si gioca la nostra credibilità come cristiani. Nell’accoglienza dell’emarginato che è ferito nel corpo, e nell’accoglienza del peccatore che è ferito nell’anima, si gioca la nostra credibilità di cristiani! Non nelle idee, lì!

Oggi l’umanità ha bisogno di uomini e di donne, e in modo particolare di giovani come voi, che non vogliono vivere la propria vita “a metà”, giovani pronti a spendere la vita nel servizio gratuito ai fratelli più poveri e più deboli, a imitazione di Cristo, che ha donato tutto sé stesso per la nostra salvezza. – ha dunque concluso Papa Bergoglio – Di fronte al male, alla sofferenza, al peccato, l’unica risposta possibile per il discepolo di Gesù è il dono di sé, anche della vita, a imitazione di Cristo; è l’atteggiamento del servizio. Se uno – che si dice cristiano – non vive per servire, non serve per vivere. Con la sua vita rinnega Gesù Cristo“.

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4 Commenti

Celia Iniesta il 30 Luglio 2016 alle 11:33 am.

Padre, Buenos días.

Permítame: No entiendo por qué las personas se empeñan en culpar a la divinidad de los horrores creados por nosotros, los que dicen llamarse humanos. La maldad está en las personas, la maldad no está en la divinidad, ni en los ríos , ni en los mares, está dentro del ser humano. En mi opinión las personas que culpan a Dios de los horrores provocados por los que dicen llamarse seres humanos no asumen su responsabilidad, son unos incoscientes, no tienen conciencia. De la única manera que se puede solucionar un problema es asumir la responsabilidad de los hechos, y ahí está el problema y la solución. Cuando aprenderán a reconocer a Dios en las Bondad de las cosas, Tengamos fe, algún día aprenderan.

Saludos.

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Ivana Barbonetti il 30 Luglio 2016 alle 10:09 am.

Ricordo lessi quanto segue; 2 giovani frequentanti la stessa scuola, uno povero cristiano, l’altro ricco non cristiano, il ricco prendeva in giro il povero per i pantaloni stracciati, dove e’ il tuo Dio? perché non provvede a te?—–dopo riflessione il povero rispose; Lui a qualcuno lo ha detto, pero’ deve essersene dimenticato!—–ho conosciuto tanti “cristiani” che appena si alza “fa’” le lodi, tanta attivita’ visibile in chiesa, ma’ “dimentica” di chiedere; come stai?, di telefonare a chi si sa solo, gettare cibo deteriorabile per non avere tempo a distribuirlo, dono di benefattori.—-Prego da tanto tempo e non mi risparmio di dire che noi siamo mani piedi di Dio, in questo Gesu’ dice; ero affamato ignudo carcerato—-ancora non abbiamo capito.——Lui ci chiede di fare a noi.—-Ivana Barbonetti

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Giacomo il 30 Luglio 2016 alle 3:14 am.

Non so, alcuni dicono che sono un eletto perché ho creduto in Dio da quando ero bambino e non ho mai avuto dubbi sulla sua esistenza. Altri mi chiedono di pregare per loro, perché il Signore esaudisce subito le mie preghiere. Alcuni dicono che amo il prossimo come me stesso, ho perdonato le offese ricevute ero molto arrabbiato, ma non ho capito se provavo rancore o mancanza di perdono. Il Signore esaudisce le mie preghiere e poi me ne dimentico. Però sono ipercritico su tutto, in Italia diciamo: faccio le pulci su tutto, ma dicono che sono zelante. Mi provocano tutti, qualsiasi cosa faccio non va mai bene. Se non faccio niente o se sto bene, mi provocano per farmi stare male o per farmi rispondere alle provocazioni perché mi so difendere fin troppo bene, perché in quanto a pazienza…. Troppo ce ne vuole. Mi manca la pazienza. Ho letto che Lei ha detto alle madri argentine: non stirate le camicie ai vostri figli altrimenti non si sposano. Un po’ ha ragione Lei e un po’ il male è subdolo. Non posso sapere se il mio caso è simile ai casi altrui, ma ero buono e non lo sapevo. Il male che abbiamo nel mondo (secondo me) non è male pratico (e qui molto probabilmente mi perdo nella riflessione) ma è un male luminoso. Quando fissiamo gli occhi su una immagine ci rimane impressa e ci distoglie e non ci permette di entrare in chiesa per dire un rosario o per ascoltare la messa. Tornando ai giovani che non si sposano trovo utile un classico del cinema italiano dove un’anziana Tina Pica che di esperienza ne ha tanta dice al maresciallo che era scapolo e in pensione: alla vostra età guardate ancora postal market? Secondo me sono in errore ma i giovani non si sposano proprio per questo motivo. Ci sono troppe attrici troppe donne dello spettacolo troppe modelle canzoni frastuoni e rumori di ogni genere. Essere cattolici oggi agli occhi del mondo significa essere dei poveri maniaci. Se questi argomenti sono molto diffusi dai tempi di Padre Pio che li considerava pericolosissimi e se sono stati messi in pratica sui cattolici per motivi economici, non sono questi argomenti gli argomenti che impediscono i matrimoni tra i giovani o sono in errore?

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Ivana Barbonetti il 1 Agosto 2016 alle 7:47 am.

Giacomo, e’ tutto vero, il problema e’ –dove fissiamo lo sguardo?–valutando dove e’ la fonte della mia vera felicita’, fisso lo sguardo su la Pieta’, Loro per la felicita’ vera e eterna hanno lo sguardo rivolto al cielo, a Dio.—Questo da a noi umani la forza e il coraggio di dire; si va’ bene per la mia vita–oppure—no, fa’ male alla mia vita, la liberta’ di scegliere per avere una sana vita responsabile nella realta’ del mondo, ogni giorno chiedo l’intercessione di Maria affinche’ la misericordia di Dio mi “guardi” e che guardi l’umanita’ intera.——Ivana Barbonetti.

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