Non siamo orfani ma figli dello stesso Padre buono e misericordioso

Non siamo orfani ma figli dello stesso Padre buono e misericordioso

Nella Domenica di Pentecose, Papa Francesco ha centrato la sua omelia durante la Santa Messa di Pentecoste e la riflessione all’ora del Regina Coeli, sull’azione dello Spirito Santo, la cui discesa sulla comunità cristiana si commemoria oggi: lo Spirito Santo è “Amore che unisce il Padre e il Figlio e da loro procede” e consente a tutti di “vivere la stessa vita di Gesù“.

Come è possibile questo? In modo molto semplice, il Vescovo di Roma ha spiegato che lo Spirito Santo “ci insegna ogni cosa, ossia l’unica cosa indispensabile: amare come ama Dio“. È una azione molto semplice, quella dello Spirito, ma fondamentale. Egli, come ci ha spiegato lo stesso Gesù è «un altro Paraclito».

Un altro, perché il primo Paraclito che ci ha mandato il Padre è Gesù stesso, che “che si è fatto carne proprio per assumere su di sé la nostra condizione umana e liberarla dalla schiavitù del peccato“. Ma cosa significa “Paraclito“? Questa parola, ha spiegato Bergoglio “che significa Consolatore, Avvocato, Intercessore, cioè Colui che ci assiste, ci difende, sta al nostro fianco nel cammino della vita e nella lotta per il bene e contro il male“.

E cosa fa effettivamente lo Spirito Santo? Come agisce in noi? “Lo Spirito Santo esercita una funzione di insegnamento e di memoria. – ha ricordato Francesco – Lo Spirito Santo non porta un insegnamento diverso, ma rende vivo, rende operante l’insegnamento di Gesù, perché il tempo che passa non lo cancelli o non lo affievolisca. Lo Spirito Santo innesta questo insegnamento dentro al nostro cuore, ci aiuta a interiorizzarlo, facendolo diventare parte di noi, carne della nostra carne. Al tempo stesso, prepara il nostro cuore perché sia capace davvero di ricevere le parole e gli esempi del Signore. Tutte le volte che la parola di Gesù viene accolta con gioia nel nostro cuore, questo è opera dello Spirito Santo“.

È così che lo Spirito Santo completa la missione di Gesù, che sappiamo essere stata quella di “riallacciare la nostra relazione con il Padre, rovinata dal peccato; toglierci dalla condizione di orfani e restituirci a quella di figli“. Proprio con il dono dello Spirito Santo, infatti, “la paternità di Dio si riattiva in noi grazie all’opera redentrice di Cristo e al dono dello Spirito Santo“.

Riconoscere questa paternità comporta riconoscere che ogni essere vivente è nostro fratello: Gesù e lo Spirito Santo ci liberano “dall’orfanezza in cui siamo caduti. Anche nel nostro tempo si riscontrano diversi segni di questa nostra condizione di orfani – ha commentato Papa Francesco – quella solitudine interiore che sentiamo anche in mezzo alla folla e che a volte può diventare tristezza esistenziale; quella presunta autonomia da Dio, che si accompagna ad una certa nostalgia della sua vicinanza; quel diffuso analfabetismo spirituale per cui ci ritroviamo incapaci di pregare; quella difficoltà a sentire vera e reale la vita eterna, come pienezza di comunione che germoglia qui e sboccia oltre la morte; quella fatica a riconoscere l’altro come fratello, in quanto figlio dello stesso Padre; e altri segni simili“.

Essere figli di Dio non è un qualcosa di ideale, ma è amare concretamente i nostri fratelli. “Mediante il Fratello universale, che è Gesù, possiamo relazionarci agli altri in modo nuovo, non più come orfani, ma come figli dello stesso Padre buono e misericordioso. – ha concluso il Santo Padre – E questo cambia tutto! Possiamo guardarci come fratelli, e le nostre differenze non fanno che moltiplicare la gioia e la meraviglia di appartenere a quest’unica paternità e fraternità“.

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2 Commenti

Celia Iniesta il 16 maggio 2016 alle 10:35 pm.

Buenas noches, Santo Padre.

Gracias, escuchar las palabras , fraternidad, esperanza, Cristo; me llenan de fuerza y alegría. Son tan hermosas y verdaderas; tiene el mundo tanta necesidad de ellas, tengo tanta necesidad de ellas, es tan bonito el pensamiento de los cielos, tan increíble como cierto. Jesucristo es la verdad, y ese es mi camino hacia el Señor. Le doy las gracias todos los días, hablo con Dios todos los días, intento ser mejor persona todos los días, pero es que a veces una se cansa de dar, dar, dar, y que no te den ni las gracias, más cuando esas mismas personas que has ayudado encima hablen mal de una. Y entonces me acuerdo de Dios, como se tiene que sentir con tantas personas desagradecidas, darles todo y que encima te critiquen, luego pienso, allá ellos , yo se la verdad. Algún día aprenderán, no pierdo la esperanza.

Saludos.

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Isabella il 16 maggio 2016 alle 6:41 pm.

***C’e’una frase del Salmo,masticata da secoli,tragicamente vera per certi aspetti che pero’,non mi piace. Alludo al “stolto l’uomo che spera nell’uomo”.Certo,mi dico,sperare nell’anima che non fa vivere il divino in se’,e si conserva baratro e abisso,non e’ saggio.Ma sperare nel cuore dell’altro,quello di carne e non di pietra,anche Gesu’l’ha fatto…..Sono solissima nei miei intenti di Fede Speranza e Amore ma,convinta che sia solo apparente solitudine,anche se lo sono effettivamente fisicamente ,nel mondo.SI’,io non sono orfana per niente.Anzi,sono consapevole di essere custodita da sempre, con gelosia paterna,da DIO,pure stando nel mondo…..che regalo!!Voglio scrivere qui,una cosa. Per tre volte,da piccola ho rischiato d’essere violentata ma,si e’ scatenato,come dico io,il Paradiso!Si e’ scatenato il Paradiso perche’ non venissi sfiorata!Per questo vivo con sdegno terribile, la sorte opposta di troppe creature.Io sono al contrario di molti,e’ importantissimo proprio quello che non vivo sulla mia pelle…sono cosi’.
Ho usato questo “ponte di DIO”,Brigadoon,con il cuore pieno di rispetto e amore, in uguale misura………..****************per Te
smisurata
Isabella

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