Papa Francesco ai giovani: vivere, non vivacchiare

Papa Francesco ai giovani: vivere, non vivacchiare

Tre i momenti importanti del Visita Pastorale di Papa Francesco in Torino che si sono susseguiti nel corso del pomeriggio di ieri: l’incontro coi Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice, che si è tenuto nella Basilica di Maria Ausiliatrice, l’incontro con gli ammalati e i disabili presso la Chiesa del Cottolengo, e infine l’incontro coi ragazzi e i giovani di Torino, in Piazza Vittorio.

Il pellegrinaggio «dedicato alla venerazione di Gesù crocifisso nel segno della santa Sindone», come l’ha definito il Santo Padre, ha così trovato, nei vari momenti della giornata, modo di toccare le piaghe della società moderna: mentre la disoccupazione è stato il tema centrale dell’incontro con il mondo del lavoro, nell’incontro con i Salesiani, che proprio quest’anno festeggiano i 200 anni della nascita del fondatore San Giovanni Bosco, Bergoglio ha affrontato il tema dell’educazione particolarmente «verso i giovani poveri ed emarginati».

San Giovanni Bosco «ha fatto grandi cose» perché ha avuto fiducia in Dio e nel Suo amore: a distanza di quasi due secoli è ancora attuale il suo messaggio «evangelizzare i giovani, educare a tempo pieno i giovani, a partire dai più fragili e abbandonati, proponendo uno stile educativo fatto di ragione, religione e amorevolezza».

La cura per i poveri, del resto, è al centro anche dell’insegnamento di un altro grande santo piemontese: San Giuseppe Benedetto Cottolengo. «Il Cottolengo ha meditato a lungo la pagina evangelica del giudizio finale di Gesù, al capitolo 25 di Matteo. E non è rimasto sordo all’appello di Gesù che chiede di essere sfamato, dissetato, vestito e visitato. – ha commentato Papa Francesco – Spinto dalla carità di Cristo ha dato inizio ad un’Opera di carità nella quale la Parola di Dio ha dimostrato tutta la sua fecondità. Da lui possiamo imparare la concretezza dell’amore evangelico, perché molti poveri e malati possano trovare una “casa”, vivere come in una famiglia, sentirsi appartenenti alla comunità e non esclusi e sopportati.»

Infine, durante l’incontro coi giovani, il Santo Padre ha effettuato un lungo discorso a braccio, rispondendo alle domande di tre giovani, Chiara, Sara e Luigi. A questi, citando le parole del beato Pier Giorgio Frassati, ha detto: «Vivere, non vivacchiare!». Vivere significa amare, ma non amare come nelle telenovela, amare in modo concreto: «l’amore è più nelle opere che nelle parole: l’amore è concreto». Questo vuol dire che amare è prima di tutto comunicare: «l’amore sempre si comunica, cioè l’amore ascolta e risponde, l’amore si fa nel dialogo, nella comunione».

Tuttavia l’amore non è solo concreto e un dialogo, esso è anche casto: «l’amore è molto rispettoso delle persone, non usa le persone e cioè l’amore è casto». Certo essere casti in una società dove domina la cultura dell’edonismo non è facile. Eppure il vero amore si sacrifica, ha aggiunto Bergoglio: «guardate l’amore dei genitori, di tante mamme, di tanti papà che al mattino arrivano al lavoro stanchi perché non hanno dormito bene per curare il proprio figlio ammalato, questo è amore! Questo è rispetto. Questo non è passarsela bene. Questo è – andiamo su un’altra parola chiave – questo è “servizio”. L’amore è servizio».

Ha quindi concluso invitando i giovani a non essere sfiduciati dalla vita, a non essere delusi e soprattutto a «non andare in pensione troppo presto: fare. Fare. E dirò una parola: fare controcorrente. Fare controcorrente. Per voi giovani che vivete questa situazione economica, anche culturale, edonista, consumista con i valori da “bolle di sapone”, con questi valori non si va avanti. Fare cose costruttive, anche se piccole, ma che ci riuniscano, ci uniscano tra noi, con i nostri ideali: questo è il migliore antidoto contro questa sfiducia della vita, contro questa cultura che ti offre soltanto il piacere: passarsela bene, avere i soldi e non pensare ad altre cose».

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6 Commenti

Matteo il 25 Giugno 2015 alle 2:37 pm.

Adesso ho capito perché dobbiamo essere casti, adesso ho capito il significato profondo del comandamento dell’Amore, una persona casta è una persona magnanima che Ama il prossimo suo come se stesso, è una persona che si stanca per mettersi al servizio del prossimo e a volte è una persona che si offre, si sacrifica per dare il buon esempio e perché ritiene che può essere salvato dal sacrificio che fa. So che questo modo di amare che vuole (sottovoce) qualcosa in cambio è sbagliato, ma a volte un fedele non ha alternative, non ha vie di scelta e si sacrifica. Le cose cambiano (nelle parole degli anziani) quando c’è qualcuno che si sacrifica.

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Giuseppe Alari il 24 Giugno 2015 alle 1:54 pm.

Caro Papa Francesco grazie d’averci regalato due intense giornate nei luoghi di tuo Padre, dove siete stati battezzati entrambi! Anche tu sei un migrante dal Piemonte Italia, in Argentina: ecco l’amore che porti nel tuo cuore per i migranti, com’è stato Gesù in fuga, come migrante, per la sua vita in Egitto! Anch’io sono un Bergamasco di nascita, migrato a Sesto San Giovanni. Il mondo è di tutti gli uomini/donne, e ciascun paese fa parte del mondo, ma c’è spesso chi, se lo dimentica, ed egoisticamente vuole cacciare via gli immigranti dal loro territorio, come merce di scarto? Concordo con le tue parole che dici sempre, e schiettamente da buon Salesiano come me. Io ammiro la tua caparbietà di vero credente in Gesù Cristo! E sei ricambiato di molte soddisfazioni personali che, provi ogni volta che visiti luoghi cari e meno cari a te. Tu vai dove ti conduce lo Spirito Santo, ecco la tua sicurezza nel donarti sfrontatamente, e fai disperare il servizio di sicurezza che è al tuo seguito? Io credo di si. Però ti prego, risparmiati un poco per il bene della tua salute, e che è la nostra gioia, nel farci vedere cose strabilianti, che fai donandoti con tutte le tue energie fisiche? Conserva le tue fatiche, e riprendi fiato di tanto in tanto. Ascolta i consigli di chi ti vuole bene, e si cura di te pregando per la tua salute! A volte, scusa se te lo dico, sei troppo temerario e metti in subbuglio la sicurezza che, si preoccupa giustamente di te. Comprendo la tua audacia nel donarti, anch’io sono un temerario, e fino ad oggi mi è andata bene, però, le quattro virtù cardinali dicono: Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza! Li osservi tutte? Io non tutte, specialmente la prima. Termino col farti i miei complimenti del bellissimo libro che hai scritto “Laudato si”! Ciao a presto

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Ivana Barbonetti il 23 Giugno 2015 alle 6:10 pm.

DIO TI BENEDICA SANTO PADRE FRANCESCO, per un periodo di 3 anni ho viaggiato quasi tutti i giorno usufruendo del cotral, pulman nel LAZIO, molti studenti che andavano a Roma per studio o a “rompere” le scatole per vincere la noia del loro paese. Ho iniziato a dialogare con loro, LA RABBIA che li accomunava era l’incoerenza degli adulti, tante parole vuote, imposizioni, tu devi fare!!? e l’adulto imponitivo cosa fa’? –iniziai a comprare e regalargli 15 minuti con GESU’, segnalibri con, da una parte scritta una massima e dall’altra come ottenere, la preghiera del Credo o Padre Nostro, gli feci conoscere GESU’, il primo capellone della storia, il primo per la parita’ dei diritti, diede “voce” alle donne che non venivano considerate neanche nella conta per sapere quanti si era, insieme ai bambini. I giovani vanno rispettati avendo noi adulti comportamenti ” sani”, farglieli capire vivendoli noi, allora siamo credibili. Non pretendiamo che facciano quello che fa’ piacere a noi o che noi volevamo fare e non abbiamo fatto, devono vivere la loro vita, no la nostra, noi li “accompagnamo”. Grazie Ivana Barbonetti.

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Santa Arre il 23 Giugno 2015 alle 2:09 pm.

…chiedo forza a Dio di scriverLe…se non scrivessi come per dipingere…di_segnare il respiro che vivo , credo di incorrere nell’omissione …Leggendo della Sua visita pastorale in Torino , nel corso di ieri pomeriggio nella Basilica di Maria Ausiliatrice …leggendo dell’Amore di cui ha parlato ai Giovani , sento di aggiungerLe quel che mi scorre fluido di parole , ma anche di Cuore teso alla preoccupazione…a prevenire che a restare passiva, indifferente, a non essere ”deformante ”, ma conforme alla percezione che ho dell’Amore che salva, soccorre, comprende, chiarisce, accoglie condivide la VITA di noi umili erranti…mortali peccatori che si negano amore…speranza…fiducia…coraggio se sommersi dalle difficoltà talvolta insormontabili ,se nessuno se ne prende cura …!
Allora diciamo pure ai giovani Santo Padre e sono certa di non essere controcorrente al Santo Spirito …ma di interpretarlo di ricchezza e pienezza di Speranza che i giovani dovrebbero avere e credere nell’Amore che è e dovrebbe essere in loro…in noi , la Forza di Dio e dell’Uomo da non rimuovere, ma da promuovere, custodire, donare …v i v e r e !
Ma aggiungerei anche … sapendo che La Speranza si suol dire è l’ultima a morire, che non siano Loro prima della speranza a morire, ma che impiantino TUTTO di se stessi nella realtà, solidali e solidamente di FEDE nella Felicità, nei suoi frutti di Bontà …di buoni semi che coltivati in serra …in orti…in giardini…in Ogni Campo prosperino in clima di Pace, di Incontro, di Dialogo e sviluppino la condivisione filogenetica della Libertà e dell’Amore collaborativo e formativo della complementarietà …!!!!

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grazia il 23 Giugno 2015 alle 10:00 am.

mi piace l’esortazione ai giovani molto
e veramente vale per tutti

vorrei fosse ascoltata da tutti e vorrei che anche il bene piu grande che
ho, mia figlia, ne facesse tesoro ……….
grazie

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vincenza il 23 Giugno 2015 alle 9:26 am.

la xocietà odierna + costruita in modo che tutti, anche i più giovani, diventino schiavi del consumismo ch arrichisce pochi e depreda ttutti gli altri anche dei valori morali, sopraffatti ed estromessi dalla vita quotidiana dal futile interesse per le cose banali che comunque restano cose che possono servire ed essere usate , ma una volta logore si buttano nei cassonetti. sono le persone che fanno le cose perxiò l’individuo viene prima di tutto . si deve tornare a far leggere nelle scuole il libro di Collodi, Pinocchio, che nel pescecane ha individuato il nodo di vivacchiare che se va bene per chi non ha più le forze per vivere, incita i giovani, al pari di pinocchio, a cercare una vita con gli altri, anche difficile ma fatta di cose nuove, di socialità, di scambio, di novità e di coraggio; di confronto, di premialità

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