Chiedere la grazia della conversione per tornare a Dio

La pioggia non ha fermato quanti sono accorsi oggi in Piazza San Pietro per assistere all’Angelus di Papa Francesco, che in questa ultima domenica di settembre è stato incentrato sulla Parabola dei due figli dal Vangelo di Matteo 21, 28-32.

E’ Gesù che parla a quanti assistono e racconta di un uomo che chiede ai due figli di andare a coltivare la sua vigna, e i ragazzi danno due risposte diverse: il primo figlio risponde impulsivamente -no, non ci vado-, ma poi si pente e ci va; invece il secondo figlio, che subito risponde -sì, sì papà-, in realtà non lo fa, non ci va.

Qual è il significato ce lo spiega il Pontefice:chi fa la migliore figura è il primo fratello, non perché ha detto no a suo padre, ma perché dopo il no si è convertito al sì, si è pentito.

A Dio non interessa una fede “di facciata”, quella a cui spesso si assiste, “una religione intesa solo come pratica esteriore e abitudinaria, che non incide sulla vita e sugli atteggiamenti delle persone, una religiosità superficiale, soltanto rituale, nel brutto senso della parola.” Contano le azioni, non le parole vuote.

Dio ci aspetta sempre senza forzarci e dovremmo chiedere la grazia della conversione del cuore, “la fede in Dio chiede di rinnovare ogni giorno la scelta del bene rispetto al male, la scelta della verità rispetto alla menzogna, la scelta dell’amore del prossimo rispetto all’egoismo”.

Ovviamente non è facile cambiare, ma dobbiamo “combattere per il bene, combattere per non cadere nella tentazione” per vivere una vera “vita cristiana, che non è fatta di sogni e belle aspirazioni, ma di impegni concreti, per aprirci sempre alla volontà di Dio e all’amore verso i fratelli”.

Chi riesce a tornare a Dio “troverà i primi posti nel Regno dei cieli, dove c’è più gioia per un solo peccatore che si converte che per novantanove giusti”.

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