Dire sempre la verità perché l’ipocrita non sa amare

Una catechesi che prosegue le letture e le meditazioni sulle lettere ai Galati, quella di questo mercoledì di fine agosto, nella quale si continua a parlare della Legge mosaica e della non obbligatorietà a seguirla come prima.

Nello specifico Paolo racconta di un episodio che ha visto protagonista Pietro: “a un giudeo, la Legge proibiva di prendere i pasti con i non ebrei. Ma lo stesso Pietro, in un’altra circostanza, era andato a Cesarea nella casa del centurione Cornelio, pur sapendo di trasgredire la Legge.”  Egli si era giustificato dicendo: “Dio mi ha mostrato che non si deve chiamare profano o impuro nessun uomo, ma una volta rientrato a Gerusalemme, i cristiani circoncisi fedeli alla Legge mosaica rimproverarono Pietro per questo suo comportamento. […] allora non lo fece più, per non incorrere nelle loro critiche. È questo lo sbaglio: era più attento alle critiche, a fare buona figura.” 

Così Paolo parla di ipocrisia, quel difetto che è “paura per la verità. L’ipocrita ha paura per la verità. Si preferisce fingere piuttosto che essere se stessi. È come truccarsi l’anima, come truccarsi negli atteggiamenti, come truccarsi nel modo di procedere: non è la verità.” È una finzione, spesso una mezza verità “così ci si sottrae all’obbligo – e questo è un comandamento – di dire sempre la verità, dirla dovunque e dirla nonostante tutto. E in un ambiente dove le relazioni interpersonali sono vissute all’insegna del formalismo, si diffonde facilmente il virus dell’ipocrisia.” Gesù stesso ne ha più volte parlato condannandola, perché l’ipocrita è anche incapace di amare poiché finge sempre. E se ne trovano dappertutto, osserva il Pontefice, persino nella Chiesa, dove ci sono sia cristiani che ministri ipocriti ma, conclude “non abbiamo paura di essere veritieri, di dire la verità, di sentire la verità, di conformarci alla verità. Così potremo amare. Un ipocrita non sa amare. Agire altrimenti dalla verità significa mettere a repentaglio l’unità nella Chiesa.” 

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