Essere umili mette Cristo al centro della nostra vita

umili“E’ Cristo il centro della mia vita?” con questa domanda Papa Francesco inizia la sua omelia nella chiesa del Gesù in Roma, in occasione della festa di Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù cui Bergoglio appartiene.

Non é una domanda retorica: molto spesso infatti pensiamo che Gesù sia al centro della nostra vita ma non ci accorgiamo che al centro magari ci abbiamo collocato noi stessi. Questo avviene quando, per esempio, ci sentiamo noi i protagonisti della storia e delle vicende e non ci accorgiamo che invece il vero protagonista é Lui.

Cristo è la nostra vita! Alla centralità di Cristo corrisponde anche la centralità della Chiesa: sono due fuochi che non si possono separare: io non posso seguire Cristo se non nella Chiesa e con la Chiesa.“dice il Pontefice, ribadendo il concetto che non é possibile ritenersi credenti in Cristo e non chiedere poi nella Chiesa. Le due cose non vanno slegate. Non possiamo dire: sì voglio servire Gesù ma non questa chiesa perché “servire Cristo è amare questa Chiesa concreta, e servirla con generosità e spirito di obbedienza.”

La strada corretta per vivere questa duplice centralità, di Gesù e della Chiesa, é quella di lasciarsi conquistare da Cristo. Non dobbiamo mai dimenticare infatti che non siamo noi a cercarlo, ma é Lui che ci cerca: é Gesù che ci chiama a sé. Con le parole di Papa Francesco, Cristo “é primo sempre“, in qualsiasi luogo noi andiamo Gesù é già lì che ci aspetta e ci chiama.

Per questo l’unico cammino possibile per giungere al Signore é l’umiltà.  Solamente questa ci permette di essere consapevoli che non siamo noi gli artefici ma é Dio il protagonista. Noi siamo degli strumenti, ma il musicista é Gesù e senza di Lui rimarremmo involucri vuoti. Dunque tutto il nostro essere, tutto noi stessi deve essere messo a servizio non delle nostre idee ma di Cristo e della Chiesa. Noi siamo “come vasi d’argilla, fragili, inadeguati, insufficienti, ma nei quali c’è un tesoro immenso che portiamo e che comunichiamo”. Umiltà che ci rende consapevoli ogni giorno che non siamo noi a costruire il Regno di Dio, ma è sempre la grazia del Signore che agisce in noi; umiltà che ci spinge a mettere tutto noi stessi non a servizio nostro o delle nostre idee, ma a servizio di Cristo e della Chiesa,

Share Button

Lascia il tuo pensiero con Giudea.com

4 Commenti

nadia il 2 Agosto 2013 alle 12:37 pm.

Tante volte anche nei gruppi di lavoro, nelle associazioni di buoni propositi, succede quanto ha descritto bene Papa Francesco. Subentra la voglia di essere al centro, di
saper parlare meglio di altri, invece ci dimentichiamo che un lavoro fatto assieme, con vari punti di vista, ha più valore. Bisogna sempre confrontarsi con il proprio modo di essere, non dobbiamo fare per apparire, bensì perchè lo sentiamo veramente. Grazie e cordiali saluti.

Rispondi

Giuseppe il 2 Agosto 2013 alle 11:26 am.

Cristo “pretende” di essere il centro, il bersaglio della vita di ogni singolo umano. Questa affermazione è vera. Ed è talmente vera che addirittura e lo stesso Gesù a dare dei consigli, delle direttive per evitare di finire in situazioni poco brillanti, per non dire oscure.

Addirittura, Gesù tiene una interessantissima “Conferenza sulla lotta spirituale”. Chi ha voglia di approfondire questo aspetto, che evidenzia come, con un poco di buona volontà e mettendo Gesù al primo posto, tutti i danni derivanti dalle nostre decisioni diventano inconsistenti 🙂 può leggere, per apprendere, nel “Diario di Santa Faustina Kowalska, questa preziosa conferenza.

Ecco, solo un piccolo assaggino.

(E’ Gesù che parla) – Figlia Mia, voglio istruirti sulla lotta spirituale. Non confidare mai in te stessa, ma affidati completamente alla Mia volontà.

(Attenzione adesso) – Nell’abbandono, nelle tenebre e nei dubbi di ogni genere ricorri a Me ed al tuo direttore spirituale, che ti risponderà sempre a Mio nome.

(Mo’, viene il bello) – Non metterti a discutere con nessuna tentazione, chiuditi subito nel Mio Cuore ed alla prima occasione rivelala al confessore. continua….

Gesù ed il suo Cuore, (c’è spazio per tutta l’umanità) unitamente a tutti i sacerdoti del mondo, devono diventare il nostro nascondiglio preferito. All’interno di questo nascondiglio, troviamo una Immensa Luce. E’ questa Luce che ci consente pian pianino di diventare Santi. Noi possiamo, anzi dobbiamo diventare Santi, il tutto senza perdere la nostra identità.

Ma scusate: – Nu’ regalo chiu’ bello e chisto; chi t’o’ fa’? –
Traduzione – Un regalo più bello di questo; chi te lo fa’? –

Ciao a tutti e buon “Perdono di Assisi” – 🙂

Rispondi

Angela il 2 Agosto 2013 alle 7:31 am.

Santo Padre, lei ha un compito immenso: ridare alla Chiesa quella espressione di semplicità e di umiltà che è del Cristo e che il Cristo stesso ha portato all’umanità. Perchè poi i sacerdoti e chi più in alto di loro ne hanno fatto un business? Ori, sfarzi, denaro….ricordiamoci Madre Teresa di Calcutta che in visita a Roma, vedendo l’opulenza in cui i più alti prelati navigavano ha preferito non sedere al banchetto per lei preparato. Che schiaffo morale, ma c’è ancora tanto da fare e Lei Santo Padre rappresenta tutta la parola di Dio incarnata in una sola persona. Ne abbiamo bisogno.

Rispondi

Domenico Caruso il 2 Agosto 2013 alle 7:24 am.

Dante, nel Purgatorio, molesta i superbi esortandoli all’umiltà, dalla quale nascono i meriti che trasformano i miseri vermi in angeliche farfalle:
“Non v’accorgete voi che noi siam vermi
nati a formar l’angelica farfalla,
che vola alla giustizia senza schermi?” (X, 124-126).
La superbia, vale a dire l’eccessiva manifestazione di sé, è il vizio più radicale che fa sentire superiore agli altri.
Ma la vera grandezza dell’uomo sta nell’umiltà, la virtù dei forti e (come afferma S. Agostino) “la cosa più essenziale nella religione e nella disciplina di Gesù Cristo”.
Nel Vangelo si parla del minuscolo granello di senape che diviene una rigogliosa pianta e del pubblicano che ha il vero merito al cospetto di Dio.
Nella nostra generosa Terra di Calabria l’eremita Francesco di Paola, degno seguace del più grande (“nel suo farsi pusillo”) Poverello d’Assisi, ha fondato l’Ordine dei Minimi scegliendo di vivere per il Signore attraverso la parsimonia e la penitenza pur rimanendo sensibile ai bisogni del prossimo.
E poiché non c’è due senza tre, oggi il terzo Francesco dalla Cattedra di Pietro ha sollevato il mondo dalla sua inquietudine invitando alla speranza e scendendo fra la gente più umile. E’ la premessa del trionfo dello spirito in un momento di profonda crisi dell’umanità.
“Se (anche per Papa Francesco) Cristo è il centro della sua vita”, unitamente alla Chiesa, è da Lui che deve imparare che è mite e umile di cuore.
Domenico Caruso – S. Martino di Taurianova (R.C.)

Rispondi

Lascia un commento

La tua e-mail non sarà pubblicata. Campi obbligatori *

È possibile utilizzare i seguenti codici HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.