Impariamo ad imitare i gesti d’amore e di misericordia

Impariamo ad imitare i gesti d’amore e di misericordia

Noi tutti, con il Battesimo, siamo diventati Figli di Dio e ne portiamo il suo cognome, ha ricordato Papa Francesco durante la propria riflessione antecedente la preghiera mariana dell’Angelus: siamo veramente consapevoli di questo grande dono che è l’essere figli di Dio?

La consueta riflessione in occasione della preghiera dell’Angelus, in occasione della celebrazione della Festa di Tutti i Santi, è stata occasione per il Vescovo di Roma per invitare i fedeli presenti ad effetturare un esame di coscenza sulla propria fede. Dopo aver ricordato che ogni battezzato è membro di una “grande famiglia, formata da tutti i membri della Chiesa, sia quanti siamo ancora pellegrini sulla terra, sia quelli – immensamente di più – che già l’hanno lasciata e sono andati al Cielo“, Papa Francesco ha sottolineato come caratteristica essenziale di tutti i Santi, cioè della “comunità di tutti i battezzati” è che “essi sono persone che appartengono totalmente a Dio“.

Come dice il Libro dell’Apocalisse (7,2-4.9-14), in modo allegorico, i Santi sono una “moltitudine immensa di “eletti”, vestiti di bianco e segnati dal sigillo di Dio“. Chiediamoci, dunque, “cosa significa portare il sigillo di Dio nella propria vita e nella propria persona?“. È ancora l’Apostolo Giovanni a fornire la risposta a questa domanda: “significa che in Gesù Cristo siamo diventati veramente figli di Dio (cfr 1 Gv 3,1-3)“.

Siamo consapevoli di questo grande dono? – ha dunque chiesto il Pontefice – Tutti siamo figli di Dio! Ci ricordiamo che nel Battesimo abbiamo ricevuto il “sigillo” del nostro Padre celeste e siamo diventati suoi figli? Per dirlo in un modo semplice: portiamo il cognome di Dio, il nostro cognome è Dio, perchè siamo figli di Dio. Qui sta la radice della vocazione alla santità!

La santità è conservare integro questo sigillo, per questo i santi sono “esempi da imitare“. Ma facciamo attenzione al fatto che i santi non sono “soltanto quelli canonizzati“: impariamo a riconoscere e imitare “i santi, per così dire, “della porta accanto”, che, con la grazia di Dio, si sono sforzati di praticare il Vangelo nell’ordinarietà della loro vita. Di questi santi ne abbiamo incontrati anche noi; forse ne abbiamo avuto qualcuno in famiglia, oppure tra gli amici e i conoscenti. Dobbiamo essere loro grati, e soprattutto dobbiamo essere grati a Dio che ce li ha donati, che ce li ha messi vicino, come esempi vivi e contagiosi del modo di vivere e di morire nella fedeltà al Signore Gesù e al suo Vangelo. Quanta gente buona abbiamo conosciuto e conosciamo, e noi diciamo: “Ma questa persona è un santo!”, lo diciamo, ci viene spontaneo. Questi sono i santi della porta accanto, quelli non canonizzati ma che vivono con noi“.

Essere consapevoli del dono di portare il cognome di Dio ci porta ad “imitare i loro gesti d’amore e di misericordia – ha dunque concluso Papa Francesco – un atto di tenerezza, un aiuto generoso, un tempo passato ad ascoltare, una visita, una parola buona, un sorriso… Ai nostri occhi questi gesti possono sembrare insignificanti, ma agli occhi di Dio sono eterni, perché l’amore e la compassione sono più forti della morte“.

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6 Commenti

Giuseppe Alari il 2 Novembre 2015 alle 6:02 pm.

Caro Papa Francesco la santità è a portata di tutti, io però sono ancora lontano da questa meta che devo raggiungere, che forse è raggiungibile solo divenendo migliore di come sono adesso? Certamente si, ora mi trovo in balia dei miei peccati, si, perchè un Santo, cosi si dice: pecca su questa terra almeno sette volte al giorno, io però non “settanta volte sette” ma un poco meno. Raggiungere la santità è il traguardo finale per ogni Cristiano consapevole d’amare DIO, il difficile sta nel eseguire per primo: imitarlo ogni giorno Gesù Cristo senza offenderlo. Secondo amare il prossimo mio come me stesso? Ecco le mie difficoltà che i santi io credo che forse anche loro inizialmente avevano da giovani, però poi si sono adeguati al volere di DIO, che non conoscevano ma accettavano ogni suo volere? Esattamente questa è la difficoltà quotidiana, cioè amare chi ci odia, e soprattutto colui che ci fa del male, e ci sparla dietro le spalle? Be questo però non sapere la critica negativa che ci attribuiscono mi può andare anche bene, però quando lo vengo a sapere, io devo essere pronto a perdonare? E’ vero il perdono e non la vendetta io riesco abbastanza nell’accettare, e scusare le male-lingue che innumerevoli ci sono in questo mondo. Però io sono dello stampo che dico sempre il mio pensiero in faccia a colui che sbaglia, e forse faccio male, perchè noto che poi lui non mi saluta più, ma io continuo a salutarlo, sarà dentro di lui che dovrà accettare la mia osservazione bonaria, e non superba perchè anch’io sbaglio parecchie volte, e mi farebbe piacere sentirmi dire che io ho sbagliato, questa io dico che è amicizia pura e sincera. Veramente non sono sempre cosi esplicito con il mio disappunto, ma solo nei casi gravi, che possono danneggiare altri, allora si che, io cerco di fargli osservazione del suo sbaglio. Come dice il terzo comandamento delle sette opere di Misericordia Spirituale cioè: ammonire i peccatori. Ecco che se sbaglio come ammonimento noto che chi lo riceve si offende, e nessuno mai mi ringrazia, anzi il numero dei miei nemici aumenta, forse facendomi critica a me stesso sono poco diplomatico, e troppo esplicito, quest’ultimo lo riconosco come mio errore. Spero che io non perda la santità che io vado inconsapevolmente cercando, riconosco il mio quarto peccato dei vizi capitali cioè “IRA”, che ora da anziano mi sono un poco calmato ed uso un poco di diplomazia, non falsità ma cerco di essere un po diplomatico forse, almeno a me cosi sembra. Questo fa parte dello bagaglio dei miei peccati, che mi porterò fino all’ultimo battito del mio cuore. Termino con un ciao a presto

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Luciana Serrati il 2 Novembre 2015 alle 5:10 am.

Sembra tutto molto semplice, cara Santità…quello che Lei ci suggerisce, per indossare una veste nuova alla nostra anima. Ma, se così fosse,…se bastasse così poco a trasformare il nostro mondo in confusione, in un mondo d’amore…perchè noi uomini complichiamo tutto? Se riuscissimo davvero a considerare che Dio è nostro Padre…e che tutto quello che vuole per noi è solo buono e facilmente raggiungibile, perchè Lui ci ama davvero…e non ci chiede di fare dei miracoli.,..perchè a quelli ci pensa Lui…., allora c’impegneremmo di più a trasformare il nostro mondo , dove sembra tutto così complicato,…in un mondo a portata di bambini…dove tutto è niente…e il niente è tutto, perchè, con l’aiuto di Dio, si può riconquistare la propria iniziale purezza e un sincero impegno ad ascoltare la Parola di salvezza e a diffonderla con bontà, tenerezza e serenità nel cuore…imitando davvero…i tanti esempi di santità…magari proprio del nostro vicino di casa…Buona giornata a Lei, caro Papa…dedicata a tutte le anime dei nostri defunti…che Dio abbia pietà di loro e di tutti noi…

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attilio il 1 Novembre 2015 alle 9:00 pm.

BUON GIORNO, PAPA FRANCESCO, LE PAROLE VOLANO NE CIELO, MA LE BASI E RADICI, POSSONO RICOSTRUIRE, UN FUTURO AVVENIRE NUOVO, PER QUESTI: BAMBINI, GIOVANI, COPPIE???

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luisella abati il 1 Novembre 2015 alle 5:46 pm.

E’ BELLO ALLARGARE LO SGUARDO VERSO GLI INNUMEREVOLI SANTI SENZA NOME, PERSONE SEMPLICI, MADRI E PADRI DI FAMIGLIA, GIOVANI, ADULTI E ANZIANI, PRETI E SUORE, CHE HANNO VISSUTO NEL NASCONDIMENTO LA RADICALITA’ DELLA FEDE, CHE HANNO VINTO IL MALE CON IL BENE, CON GESTI QUOTIDIANI D’AMORE, CHE HANNO ACCETTATO LE PROVE DELLA VITA TENENDO LO SGUARDO FISSO SU GESU’.

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luisella abati il 1 Novembre 2015 alle 5:39 pm.

LA FESTA DI TUTTI I SANTI CELEBRA TUTTI I NOSTRI FRATELLI E SORELLE CHE GIA’ CONNTEMPLANO IL VOLTO DI DIO NELL’ETERNITA’.

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luisella abati il 1 Novembre 2015 alle 5:37 pm.

SONO ONORATA DI PORTARE IL COGNOME DI DIO. NELLA SOLENNITA’ DI TUTTI I SANTI, IL CIELO E LA TERRA SI TOCCANO, LA CHIESA PELLEGRINA NEL MONDO E LA CHIESA CELESTE SI CONGIUNGONO.

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