La vicinanza di Papa Francesco ai cristiani di Iraq e Palestina

La vicinanza di Papa Francesco ai cristiani di Iraq e PalestinaContinuano i segni di vicinanza di Papa Francesco alle popolazioni cristiane, e non, sofferenti in Iraq e in Palestina così come nelle altre zone in cui nel mondo vi sono guerre: la vicinanza che il Vaticano sta esprimendo non è solo fatta di mediazioni diplomatiche e di aiuto concreti come il milione di dollari che il Card. Filoni ha portato per conto del Papa per il sostentamento dei rifugiati Iracheni, ma anche di piccoli gesti che Papa Francesco sta compiendo in prima persona.

Così proprio ieri il Pontefice ha ricevuto a Casa Santa Marta padre Jorge Hernandez, parroco di Gaza, con il quale ha ripercorso i momenti drammatici delle ultime settimane. Il missionario argentino dell’Istituto del Verbo Incarnato ha detto che durante la guerra Papa Francesco è sempre stato vicino alla piccola parrocchia di Gaza, addirittura mandando una e-mail che i religiosi hanno poi subito tradotto in arabo ed è arrivata così a tutta la comunità cristiana.

Una comunità, quella di Gaza, che è piccolissima: conta infatti solo 136 persone ma che comunque ha trovato spazio nel cuore, nelle preghiere e nelle preoccupazioni del Santo Padre. Tra le parole che Bergoglio ha rivolto al parroco, quelle che più hanno dato forza e speranza sono state: “il Vangelo esige dei sacrifici che Gesù Cristo chiede a ognuno di noi, in diversi luoghi. – ha detto Papa Francesco – A voi tocca testimoniare Gesù Cristo lì, nella terra che l’ha visto soffrire, che l’ha visto morire che però pure l’ha visto resuscitare. Dunque, forza, coraggio, avanti!”.

Sempre nei giorni scorsi il Vescovo di Roma ha telefonato a don Behnam Benoka, sacerdote iracheno che lavora in un campo profughi ad Ankawa, nel nord del Paese per confermare il suo pieno sostegno e la sua vicinanza ai cristiani perseguitati.

Santità la situazione delle tue pecorelle è miserabile, muoiono e hanno fame – aveva scritto il sacerdote in una lettera rivola al Pontefice – i tuoi piccoli hanno paura e non ce la fanno più. Noi, sacerdoti, religiosi e religiose, siamo pochi e temiamo di non poter rispondere alle esigenze fisiche e psichiche dei tuoi e nostri figli“.

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5 Commenti

daniela il 31 Agosto 2014 alle 7:59 am.

E` dalle piccole cose che nascono le grandi. Papa Francesco sta` facendo tanto per queste persone cosi` martoriate da queste orrobili perseguzioni, purtroppo le menti ed i cuori degli uomini che fanno questo sono sempre chiusi, non ascoltano e non vogliono e` difficile questa situazione. Chissa` se i popoli della terra tutti insieme dicessero basta alla violenza, ma sara` solo un sogno ?….. Speriamo che Dio ascolti….

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Maria Da Aparecida Guedes Cerqueira il 31 Agosto 2014 alle 3:43 am.

Ele é muito sábio,com certeza. Filho ungido de Deus Pai. Amém!

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Maria Da Aparecida Guedes Cerqueira il 31 Agosto 2014 alle 3:41 am.

Com cinco palavras muitas vezes falo tudo,e com cinco mil não falo nada.

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Maria Da Aparecida Guedes Cerqueira il 31 Agosto 2014 alle 3:41 am.

Com cinco palavras muitas vezes falo tudo,e com cinco mil não falo nada.

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sara il 30 Agosto 2014 alle 11:11 pm.

Leggendo il passo di questo articolo, l’occhio mi è andato su un punto dove fa cenno che il Signore è resuscitato . è proprio questo il nostro punto di forza che non si parla di un Gesù che era, ma che è, ed è Vivo, basta trovarlo nel posto giusto.
Il fatto che ci troviamo in un luogo che non un altro non capita a caso , oppure ci capita di fare dei percorsi e ci troviamo tutto da un altra parte e magari tanto meno si pensa di finirci in quel posto!
Con questo vorrei chiarire un altro malinteso , che ho spesso sentito, del fatto che è il Signore che ci mette difronte alla prova.
E se ci proviamo vedere in questo altro occhio, che dove ci troviamo le armi non ci mancheranno , appellandosi a LUI il risorto e non il sconfitto!
Gira che ti rigira il problema è lì “il sapere chiedere”. Ma anche chiedendo in modo che ci sembra più banale e magari non aspettandosi delle grande risposte, anzi delle volte capita di agire o dire istintivo, senza nemmeno in quel momento ci si rende conto di quello che si dice o che si fa, che non ha niente a che fare con l’impulso.
Faccio un esempio personale: – delle volte mi ritrovo in difficoltà che non so’ come sbrogliare? E la domanda sorge e pensando al Signore – e mo che faccio?- oppure con prontezza di spirito mi pongo la calma e mi metto in atteggiamento di richiesta. In questo caso subentra intuizione per cui agisci per l’istinto.
Invece impulso è più aggressivo non si dà il tempo di chiedere, per esempio se uno ti pesta il piede reagisci con un calcio o con un altro pestata al piede.
invece l’istinto punta il centro del problema.
Ecco perchè sono contraria che il Signore dà la prova, sono più per il Signore ci dà armi giuste per affrontare le difficoltà.
Perchè detto nel modo che il Signore dà le prove suona quasi come se dovessimo noi tirare fuori la nostra forza come dimostrazione e siccome ci rendiamo conto fino a dove possiamo arrivare, quanto vale arrendersi subito ….
Invece l’uomo deve prendere coscienza che in lui c’è una parte sublime dove regna DIO , dove Gesù stesso ci ha indicato.
“Cercate il regno di DIO e la sua giustizia e il resto sarà dato in soprappiù “.
Base di tutto sta il rispetto dei altri e il rispetto di se stesso. Non c’è Amore senza rispetto! Buonanotte!

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