L’evangelizzazione non sia un ostacolo a Dio

«Dio vuole salvare tutti!». Questo è il monito del Papa all’udienza di oggi dedicata all’episodio degli Atti degli Apostoli che racconta di Pietro e dell’effusione dello Spirito sui pagani. «Il viaggio del Vangelo nel mondo, che San Luca racconta negli Atti degli Apostoli, è accompagnato dalla somma creatività di Dio che si manifesta in maniera sorprendente»,

«Dio vuole che i suoi figli superino ogni particolarismo per aprirsi all’universalità della salvezza» questo è lo scopo del cristiano e superare quindi i particolarismi aprendosi all’universalità della salvezza, perché Dio vuole salvare tutti.

«Quanti sono rinati dall’acqua e dallo Spirito sono chiamati a uscire da se stessi e aprirsi agli altri, a vivere la prossimità, lo stile del vivere insieme, che trasforma ogni relazione interpersonale in un’esperienza di fraternità», questo è il messaggio del Papa ai cristiani e al mondo ma spiega poi che il Testimone di questo processo di ‘fraternizzazione’ è Pietro, protagonista negli Atti degli Apostoli insieme a Paolo: «Pietro vive un evento che segna una svolta decisiva per la sua esistenza. Mentre sta pregando, riceve una visione che funge da ‘provocazione’ divina, per suscitare in lui un cambiamento di mentalità. Vede una grande tovaglia che scende dall’alto, contenente vari animali: quadrupedi, rettili e uccelli, e sente una voce che lo invita a cibarsi di quelle carni. Egli, da buon ebreo, reagisce sostenendo di non aver mai mangiato nulla di impuro, come richiesto dalla legge del Signore. Allora la voce ribatte con forza: ‘Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano’».

«Il Signore vuole che Pietro non valuti più gli eventi e le persone secondo le categorie del puro e dell’impuro, ma che impari ad andare oltre, per guardare alla persona e alle intenzioni del suo cuore», ha detto il Papa, commentando l’incontro di Pietro con Cornelio. «Ciò che rende impuro l’uomo non viene da fuori ma solo da dentro, dal cuore», ha spiegato Francesco: «E Gesù lo ha detto chiaramente».

Dopo la visione di Pietro Dio lo invia a casa di uno straniero non circonciso, Cornelio, ‘centurione della coorte detta Italica, religioso e timorato di Dio’, che fa molte elemosine al popolo e prega sempre Dio. «Ma non era ebreo», ha puntualizzato il Santo Padre ancora: «In quella casa di pagani, Pietro predica Cristo crocifisso e risorto e il perdono dei peccati a chiunque crede in lui. E mentre Pietro parla, sopra Cornelio e i suoi familiari si effonde lo Spirito Santo. E Pietro li battezza nel nome di Gesù Cristo».

«Dal principe degli apostoli impariamo che un evangelizzatore non può essere un impedimento all’opera creativa di Dio, il quale ‘vuole che tutti gli uomini siano salvati’, ma uno che favorisce l’incontro dei cuori con il Signore». Così Papa Francesco ha chiarito il senso dell’incontro di Pietro con Cornelio, narrato negli Atti degli Apostoli. «E noi come ci comportiamo con i nostri fratelli, specie con coloro che non sono cristiani? Siamo impedimento per l’incontro con Dio? Ostacoliamo il loro incontro con il Padre o lo agevoliamo?». Il «fatto straordinario» dell’incontro di Pietro con Cornelio viene risaputo a Gerusalemme, dove i fratelli, scandalizzati dal comportamento di Pietro, lo rimproverano aspramente. Pietro fa una cosa insolita, oltre la legge, è per questo che lo rimproverano spiega bene Francesco.

«Dopo l’incontro con Cornelio, Pietro è più libero da se stesso e più in comunione con Dio e gli altri, perché ha visto la volontà di Dio per opera dello Spirito Santo», ha concluso il Santo Padre: spiegando dunque che comprendere che l’elezione di Israele è il segno della chiamata gratuita ad essere mediazione della benedizione divina tra i popoli pagani.

«Chiediamo oggi la grazia di lasciarci stupire dalle sorprese di Dio, di non ostacolare la sua creatività, ma di riconoscere e favorire le vie sempre nuove attraverso cui il Risorto effonde il suo Spirito nel mondo», l’auspicio finale.

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