Papa Francesco ricorda: chi dà ai poveri, presta a Dio

Papa Francesco ricorda: chi dà ai poveri, presta a Dio

Papa Francesco nella mattinata di oggi ha ricevuto i membri della famiglia guanelliana, che sulle orme del padre fondatore San Luigi Guanella, del quale in questi giorni si commemora il centesimo anno della mascita al cielo, continuano la sua azione di aiuto verso i più bisognosi: “I poveri sono i figli prediletti” del Padre, diceva san Luigi, “chi dà ai poveri, presta a Dio”.

Tutta la vita di San Luigi Guanella, ha spiegato Bergoglio, si fondava su una certezza: “Dio è Padre misericordioso e provvidente“. Questo apre ogni fedele alla coscienza dell’essere “figlio sempre amato, di cui il Padre si prende cura” e responsabilizza ognuno di noi in quanto “fratello di tutti, chiamato a infondere fiducia. Dio è padre e non riesce a non amarci. – ha sottolineato il Vescovo di Roma – Se siamo distanti da Lui, veniamo attesi; quando ci avviciniamo, siamo abbracciati; se cadiamo, ci rialza; se siamo pentiti, ci perdona. E desidera sempre venirci incontro“.

Noi percepiamo tutto questo, eppure, nonostante questo, non riusciamo a fidarci di questo Dio misericordioso e temiamo, invece, che si tratti di un “padre padrone”: “in tanti può sorgere anche il dubbio che Dio, pur essendo Padre, sia anche padrone. – ha commentato il Papa – Allora sembra meglio non affidarsi a Lui fino in fondo, perché potrebbe chiedere qualcosa di troppo impegnativo o persino mandare qualche prova“.

Perché preferiamo pensare questo? È una tentazione, ha spiegato Bergoglio, una tentazione del diavolo, che sappiamo essere il principe dell’inganno. Pensare a Dio come a un padre padrone “è un grande inganno: è l’inganno antico del nemico di Dio e dell’uomo, che camuffa la realtà e traveste il bene da male. – ha spiegato il Vescovo di Roma – È la prima tentazione: prendere le distanze da Dio, intimoriti dal sospetto che la sua paternità non sia davvero provvidente e buona. Dio è invece soltanto amore, puro amore provvidente. Egli ci ama più di quanto amiamo noi stessi e sa qual è il nostro vero bene“.

Credere in questo amore concreto e provvidente ci permette di avere “il coraggio di superare i limiti della prudenza umana, pur di mettere in pratica il Vangelo“, come ha fatto lo stesso San San Luigi Guanella: “nel mondo non mancano mai i problemi e il nostro tempo conosce purtroppo nuove povertà e tante ingiustizie. – ha aggiunto Bergoglio – Ma la più grande carestia è quella della carità: servono soprattutto persone con occhi rinnovati dall’amore e sguardi che infondano speranza” e che aiutino con gesti concreti.

Come il Padre è delicato e concreto nei riguardi dei figli più piccoli e deboli, così anche noi non possiamo far attendere i fratelli e le sorelle in difficoltà, perché – ha concluso Papa Francesco citando le parole di Don Guanella – “la miseria non può aspettare. E noi non possiamo fermarci fino a quando ci sono poveri da soccorrere!”.

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5 Commenti

teodora il 13 Novembre 2015 alle 10:44 pm.

Per essere capiti bisogna andare da chi ha male patito. Detto antico, ma sempre validamente attuale.
Chi ha avuto sempre la vita agevolata, anche se immeritevolmente, fruendo d’armonici sodalizi e favoritismi di potere, non comprende e non comprenderà mai torti, vessazioni e sofferenze degli onesti.
La sua forza sarà sempre il radicamento a tali sodalizi, che impone cecità di fronte a qualsivoglia sofferenza e dovere/obbligo di correttezza, ancorchè incombenze delle proprie pertinenze, che utilizza per favorire cecità permissiva d’illeciti armonizzati e NEGLIGERE CHI RECLAMA GIUSTIZIA E SOLUZIONI DI GRAVE SOCCOMBENZA
Una buona dose di sfacciata ciarlataneria, incurante della verità, che pur si appalesa in tutta la sua manifesta povertà morale, sono i suoi strumenti operativi.
Un degrado morale che oggi ha assunto proporzioni immani in ogni ambito, nessuno escluso, SENZA RIMEDIO, in mancanza di verace dirittura morale, non solo belata, ma praticata concretamente.
La saccenteria fa il resto, sa solo innalzare (!!!!) le proprie ciance e non recepisce la realtà gravemente immutabile in “vicinanza”, senza interventi validi, peraltro, neanche tanto lontani.
Così si sprofonda sempre di più nel pantano, raccoglitore di cascate di prudenza e serietà lasciate scivolare.

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Ivana Barbonetti il 13 Novembre 2015 alle 8:06 am.

Pochi giorni fa’ abbiamo letto Bartimeo; se Bartimeo e’ cieco gli apostoli sono sordi;—Santo Padre siamo diventati tutti ciechi e sordi, io stessa sto’ faticando tantissimo a non chiudermi completamente, ho preso le distanze per proteggermi, non farmi fare altro male devastante, ho sentito e sento troppo da laici che si sono ricavati un posto di comando dentro la parrocchia di appartenenza, fai questo,vai tu, loro non si sporcano le mani. Sanno organizzare pranzi sociali dove c’e’ tutto, meno una sana costruttiva convivialita’. Vediamo e lottiamo tutti contro queste realta’ vicino a “noi”, spettegolarne alle spalle non aiuta, appesantisce, il Santo Padre lotta con le realta’ vicino a Lui, seguiamolo concretamente.—Ivana Barbonetti.

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teodora il 13 Novembre 2015 alle 4:16 am.

Dio ci perdona “SE SIAMO PENTITI”.
Me se, oltre a non esserci pentimento, c’è accanimento di crudeltà ed abuso, che si spinge fino all’inimmaginabile, nella totale noncuranza del male che si procura, anzi non si è mai appagati dal male che si cagiona e non si smette di abusare e trasgredire finchè non si è certi di avere distrutto totalmente, e tutto continua senza tregua e nessuno, pur potendo, vi pone freno, caro Papa Francesco, ma di quale amore e cristianità si sta parlando?
Si prega, si continua a pregare, ma questi malfattori nessuno li cambia.
Ma chi muove un dito? La misericordia cristiana? In che modo?

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teodora il 12 Novembre 2015 alle 10:26 pm.

“ Rubare atti riservati è reato”. Qualsiasi ruberia è reato: soprattutto se si perpetra con inganno e IPOCRISIA ai danni altrui e per proprio materiale piacere e profitto. Ma Dio perdona tutto?!

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teodora il 12 Novembre 2015 alle 9:58 pm.

Le sventure della vita sono tante e svariate, spesso, anzi, quasi sempre, sono diretta conseguenza dell’egoismo e della facile coscienza altrui.
La più abietta pratica di tali egoismi ed IPOCRISIE è il sordomutismo che si concreta nella EFFERATA inerzia di fronte a qualsiasi sofferenza.
Alle parole deve seguire l’azione. Chi soffre è doppiamente ferito da parole senza concretezza di solidarietà ed iniziative di depurazione in ogni ambito, o da ferreo mutismo contrapposto ad ogni appello.
CARO PAPA FRANCESCO, Dio vuole l’azione, oltre alle belle parole, che non sempre sono proficuamente e fedelmente percepite da chi DOVREBBE.
Dio sia sempre con Te, Ti accompagni e sorregga in ogni Tua AZIONE.

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