Papa Francesco spiega l’episodio dell’adultera

Papa Francesco spiega l'episodio dell'adultera

Il brano dell’adultera, narrato nel Vangelo di questa Quinta Domenica di Quaresima  (Gv 8,1-11), è stato al centro della riflessione di Papa Francesco all’ora dell’Angelus domenicale: rivolgendosi ai numerosi fedeli accorsi in Piazza San Pietro, dove con l’occasione è stata distribuita anche – al termine del momento di preghiera – una copia del Vangelo di Luca, il Vescovo di Roma ha sottolineato come faccia bene a ciascuno di noi leggere e rileggere questo brano. Esso ci invita a “essere consapevoli che anche noi siamo peccatori! Quando sparliamo degli altri – tutte cose che conosciamo bene -, quanto bene ci farà avere il coraggio di far cadere a terra le pietre che abbiamo per scagliarle contro gli altri, e pensare un po’ ai nostri peccati!“.

Il brano di oggi racconta di un tranello teso a Gesù da parte degli scribi e farisei: questi, con la scusa di sapere il Suo parere riguardo una donna che aveva commesso adulterio, lo mettono in una situazione scomoda, dovendo scegliere tra il rispetto della legge e la misericordia, che Egli predicava. Infatti “se Gesù seguirà la severità della legge, approvando la lapidazione della donna, perderà la sua fama di mitezza e di bontà che tanto affascina il popolo –  ha commentato il Santo Padre – se invece vorrà essere misericordioso, dovrà andare contro la legge, che Egli stesso ha detto di non voler abolire ma compiere (cfr Mt 5,17). E Gesù è messo in questa situazione“.

Posto tra incudine e martello, Gesù prima di tutto riflette: “Gesù non risponde, tace e compie un gesto misterioso: «Si chinò e si mise a scrivere con il dito per terra» (v. 7). Forse faceva disegni, alcuni dicono che scriveva i peccati dei farisei… – ha commentato ulterioremente Bergoglio – comunque, scriveva, era come da un’altra parte. In questo modo invita tutti alla calma, a non agire sull’onda dell’impulsività, e a cercare la giustizia di Dio“.

Tuttavia, di fronte all’insistenza di scribi e farisei che chiedevano «Tu che ne dici?» Gesù risponde «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei» (v. 7). “Questa risposta spiazza gli accusatori, disarmandoli tutti nel vero senso della parola – ha detto Francesco – tutti deposero le “armi”, cioè le pietre pronte ad essere scagliate, sia quelle visibili contro la donna, sia quelle nascoste contro Gesù. E mentre il Signore continua a scrivere per terra, a fare disegni, non so…, gli accusatori se ne vanno uno dopo l’altro, a testa bassa, incominciando dai più anziani, più consapevoli di non essere senza peccato“.

Ognuno di noi è tentato dall’essere un accusatore del fratello, come quei scribi e farisei, lo facciamo spesso anche in modo quasi inconscio, “quando sparliamo degli altri” e altre volte in modo completamente conscio. Questo brano apre gli occhi e ci rende “consapevoli che anche noi siamo peccatori“, e, in quanto peccatori ci troviamo immediatamente catapultati nel ruolo della adultera.

Solo che a giudicarci non troviamo scribi e farisei ma troviamo Dio, il quale ci giudica con lo stesso metro usato da Gesù con l’adultera: “«Donna, dove sono?» (v. 10), le dice Gesù. E basta questa constatazione, e il suo sguardo pieno di misericordia, pieno di amore, per far sentire a quella persona – forse per la prima volta – che ha una dignità, che lei non è il suo peccato, lei ha una dignità di persona; che può cambiare vita, può uscire dalle sue schiavitù e camminare in una strada nuova“.

Cari fratelli e sorelle, quella donna rappresenta tutti noi, che siamo peccatori, cioè adulteri davanti a Dio, traditori della sua fedeltà – ha concluso il Santo Padre – Dio non ci inchioda al nostro peccato, non ci identifica con il male che abbiamo commesso. Abbiamo un nome, e Dio non identifica questo nome con il peccato che abbiamo commesso. Ci vuole liberare, e vuole che anche noi lo vogliamo insieme con Lui. Vuole che la nostra libertà si converta dal male al bene, e questo è possibile – è possibile! – con la sua grazia“.

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4 Commenti

Ivana Barbonetti il 14 Marzo 2016 alle 10:21 pm.

Grazie DIO della Tua misericordia per noi peccatori-

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attilio il 14 Marzo 2016 alle 6:25 pm.

Siamo tutti peccatori, ma non siamo coscienti, prudenti, quando commettiamo il peccato creando violenza è danneggiando il prossimo?
Per intervenire è fermare e cambiare, i valori, vita, verità, moralità, fede, sicurezza, con + soluzioni + basi è radici, nella postura, piatta è scorretta, che rivestiamo tutti, creando un equilibrio, sia mentalmente, sia fisicamente, per prevenzioni, di malattie, tragedie, violenza, divorzi, gay, morte bianca, stradali, bullismo, pedofilia, genetica.
Dott. Papa Francesco, se c’è una soluzione + adeguata, per il futuro di questi: bambini, giovani, coppie, mettila in evidenza!
Buona settimana di preghiera, di quaresima, Dott. Papa Francesco!!!

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Teodora il 13 Marzo 2016 alle 9:20 pm.

Scribi e farisei chi erano e chi sono?
Siamo tutti peccatori, anche solo col pensiero: è innegabile,. Riconoscerlo e cambiare.
L’adulterio e le sofferenze che causa, non si risolvono certamente con la lapidazione. La violenza, la cui estrema pratica si concreti nella coartazione e soppressione della vita, non può esseere né soluzione, né correttivo. Su ciò, non vi possono essere discussioni che reggano.
Si può peccare in tanti modi, ma farlo con permanente consapevolezza e volontà di arrecare danno ad altri, è perdonabile?
Danneggiare il prossimo, senza ravvedimento e riparazione, per proprio, vile tornaconto, è perdonabile?
Eliminare una vita umana e persistere nella malvagia volontaria e operativa, è perdonabile?
Nessuno vuole “lapidare” alcuno, ma operare perché vi sia prevenzione e freno al male, ravvedimento operoso e riparatorio, SI.
Chi ha il dovere e il compito d’intervenire per fermare e cambiare il libero procedere in ogni sovvertimento di valori, verità e moralità, può fare il sordomuto inattivo?
Caro Papa Francesco, come desidero una Tua risposta!
Caro Papa Francesco, come vorrei vedere soluzioni!

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Celia Iniesta il 13 Marzo 2016 alle 9:09 pm.

la reflexión es necesaria para hallar el camino hacia Dios.

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