Il crocifisso un segno religioso da contemplare e comprendere

 

Il Vangelo di oggi racconta un episodio avvenuto negli ultimi giorni della vita di Gesù durante la Pasqua ebraica. Per questa celebrazione rituale sono arrivati anche alcuni greci e che si avvicinano a Filippo, uno dei dodici apostoli, e gli dicono: «Vogliamo vedere Gesù».

Giovanni pone in risalto questa frase, centrata sul verbo vedere, che nel vocabolario dell’evangelista significa andare oltre le apparenze per cogliere il mistero di una persona. Il verbo che utilizza Giovanni, “vedere”, è arrivare fino al cuore, arrivare con la vista, con la comprensione fino all’intimo della persona, dentro la persona.

Gesù non risponde con un “sì” o con un “no”, ma dice: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato». Queste parole in realtà danno la vera risposta, perché chi vuole conoscere Gesù deve guardare dentro alla croce, dove si rivela la sua gloria. Il Vangelo di oggi ci invita a volgere il nostro sguardo al crocifisso un segno religioso da contemplare e comprendere. Nell’immagine di Gesù crocifisso si svela il mistero della morte del Figlio come supremo atto di amore, fonte di vita e di salvezza per l’umanità di tutti i tempi. Nelle sue piaghe siamo stati guariti.

Posso pensare: “Come guardo io il crocifisso?”. Non dimenticatevi di questo: guardare il crocifisso, ma guardarlo dentro. C’è questa bella devozione di pregare un Padre Nostro per ognuna delle cinque piaghe: quando preghiamo quel Padre Nostro, cerchiamo di entrare attraverso le piaghe di Gesù dentro, dentro, proprio al suo cuore. E lì impareremo la grande saggezza del mistero di Cristo, la grande saggezza della croce.

E per spiegare il significato della sua morte e risurrezione, Gesù si serve di un’immagine e dice: «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto». Vuole far capire che la sua la croce, morte e risurrezione è un atto di fecondità le sue piaghe ci hanno guariti. Con l’Incarnazione Gesù è venuto sulla terra; ma questo non basta: Egli deve anche morire, per riscattare gli uomini dalla schiavitù del peccato e donare loro una nuova vita riconciliata nell’amore.

E questo dinamismo del chicco di grano, compiutosi in Gesù, deve realizzarsi anche in noi suoi discepoli: siamo chiamati a fare nostra questa legge pasquale del perdere la vita per riceverla nuova ed eterna. E che cosa significa perdere la vita? Significa pensare di meno a sé stessi, agli interessi personali, e saper “vedere” e andare incontro ai bisogni del nostro prossimo, specialmente degli ultimi.

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4 Commenti

Celia Iniesta Solano il 21 Marzo 2018 alle 7:37 pm.

Buenas tardes:

Madre mía padre tengo tantas buenas noticias que no se por dónde empezar.
Dios no falla. Jesus es el camino.

Ya están mis angelitos listos. Yo no sé si soy yo que todo lo de Dios me parece una maravilla, o es que están divinos de verdad. Estas pinturas que acabo de terminar no necesitan mucha luz, mis arcángeles llevan su propia luz, es la luz de la pintura. Cierto es que para mi ha sido una maravilla hacerlos. Bueno estoy esperando que me lleguen unas estampitas que hice de San Miguel Arcángel y se lo enviaré; todo lo que tengo para usted. Yo creo que será este viernes.

Si Dios quiere, que quiere; voy a empezar a estudiar teología en septiembre. Ya lo he visto. Me convalidan un año porque tengo un grado en Bellas Artes.

Viva Dios!

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carolina il 20 Marzo 2018 alle 4:05 pm.

Crocifissione

Ti vedo
sanguinante, dolente
su quella Croce.
Abbandonato da tutti, ai tuoi piedi
tua madre, pietrificata dal dolore.
Ti ho visto nell’urlo
di quel padre siriano, abbracciato
al corpo del suo piccolo
martoriato, di bianco fasciato.
Ti ho visto nello sguardo abbassato
di quel giovane volto africano, torturato
e violato, rinchiuso in una prigione.
Ti ho visto piegato, abbandonato
per strada, su un pezzo di cartone,
affamato, col volto scavato, solo.
I miei occhi sono rimasti su di te,
mi hai dato coraggio, questa volta non ho voltato
lo sguardo, ho gridato,
il mio grido verso il Padre, nostro Padre,
ho teso la mano e ti ho toccato, ti ho abbracciato,
ti ho curato, ho chiesto giustizia, ho combattuto
per te, indossando la tua veste candida,
mi hai dato la tua passione
per costruire, con pazienza, con dolcezza,
con amore assieme a Te un mondo gioioso,
Signore.

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Salvatore Nicoloso il 20 Marzo 2018 alle 12:03 am.

Carissimo Papa Francesco, volevo informarti che mio cognato, l’infermiere, quasi giornalmente continua a danneggiare il mio corpo, come l’altra volta che mi ha rotto un nervo, ma nonostante questo lui continua a fare buchi. Ora, per questo fatto, Ti chiedo cortesemente se puoi informare le autorità competenti. Inoltre, volevo consigliarti di conservare Tu i doni per mio cognato, come fai con me, e poi quando finirà del tutto questa mia schiavitù (liberato dal microchip) se sarò ancora attivo (sessualmente parlando) e allora gli mandi i doni, invece se non sarò più attivo, perché mi avrà danneggiato i nervi penieni, i tuoi doni non glieli dai più e li tieni Tu per la Chiesa.
Ti ringrazio infinitamente per tutto ciò che fai per me e per i tuoi enormi doni.
T’invio i miei più affettuosi saluti con abbracci, baci e carezze.

BELPASSO 20-03-2018

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Vincenza de vitis il 19 Marzo 2018 alle 10:34 am.

Il potere economico e finanziario ha buttato a mare i poveri insieme ai partiti che li rappresentavano.
I massmedia hanno reso stupide le persone che vogliono solo apparire e basta poco per farlo: un paio di occhiali, una pettinatura stravagante…mentre il patto del nazareno ha sostituito il compromesso storico

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