Il paradiso è la meta della nostra speranza

Non chiamate martiri i terroristi, non chiamateli figli di Dio!

 

Papa Francesco inizia la sua consueta udienza del mercoledì dicendo che questa sarà l’ultima catechesi sul tema della speranza cristiana, argomento che ci ha accompagnato dall’inizio di questo anno liturgico. E concluderò parlando del paradiso, come meta della nostra speranza.

«Paradiso» è una delle ultime parole pronunciate da Gesù sulla croce, rivolto al buon ladrone. Se ci soffermiamo un attimo notiamo che sulla croce, Gesù non è solo. Accanto a Lui ci sono due malfattori. Forse, passando davanti a quelle tre croci issate sul Golgota, qualcuno tirò un sospiro di sollievo, pensando che finalmente sarebbe stata fatta giustizia mettendo a morte gente così.

Accanto a Gesù c’è anche un reo confesso: uno che riconosce di aver meritato quel terribile supplizio. Lo chiamiamo il “buon ladrone”, il quale, opponendosi all’altro, dice: noi riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni. Sul Calvario, in quel venerdì tragico e santo, Gesù giunge all’estremo della sua incarnazione, della sua solidarietà con noi peccatori.

È là, sul Calvario, che Gesù ha l’ultimo appuntamento con un peccatore, per spalancare anche a lui le porte del suo Regno ed è l’unica volta che la parola “paradiso” compare nei vangeli. Gesù lo promette a un “povero diavolo” che sul legno della croce ha avuto il coraggio di rivolgergli la più umile delle richieste: «Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Si affida a Gesù, nonostante non avesse fatto del bene nella sua vita, ma il Signore lo riconosce come innocente, buono, così diverso da lui. È stata sufficiente quella parola di umile pentimento, per toccare il cuore di Gesù.

Il buon ladrone ci ricorda la nostra vera condizione davanti a Dio: che noi tutti siamo suoi figli, che Lui prova compassione per noi. In ogno luogo, negli ospedali o nelle celle delle prigioni questo miracolo si ripete innumerevoli volte: non c’è persona, per quanto abbia vissuto male, a cui resti solo la disperazione e sia proibita la grazia. Davanti a Dio ci presentiamo tutti a mani vuote e ogni volta che un uomo, facendo l’ultimo esame di coscienza della sua vita, scopre che gli ammanchi superano di parecchio le opere di bene, non deve scoraggiarsi, ma affidarsi alla misericordia di Dio. E questo ci dà speranza, questo ci apre il cuore!

Il paradiso è l’abbraccio con Dio, Amore infinito, e ci entriamo grazie a Gesù, che è morto in croce per noi. Dove c’è Gesù, c’è la misericordia e la felicità; senza di Lui c’è il freddo e la tenebra. Nell’ora della morte, il cristiano ripete a Gesù: “Ricordati di me”. E se anche non ci fosse più nessuno che si ricorda di noi, Gesù è lì, accanto a noi. Ci vuole portare là con quel poco o tanto di bene che c’è stato nella nostra vita, perché nulla vada perduto di ciò che Lui aveva già redento. E nella casa del Padre porterà anche tutto ciò che in noi ha ancora bisogno di riscatto: le mancanze e gli sbagli di un’intera vita. È questa la meta della nostra esistenza: che tutto si compia, e venga trasformato in amore.

Se crediamo questo, la morte smette di farci paura, e possiamo anche sperare lasciare la terra in maniera serena, con tanta fiducia. Chi ha conosciuto Gesù, non teme più nulla. E potremo ripetere anche noi le parole del vecchio Simeone, anche lui benedetto dall’incontro con Cristo, dopo un’intera vita consumata nell’attesa: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza».

E in quell’istante, finalmente, non avremo più bisogno di nulla, non vedremo più in maniera confusa. Non piangeremo più inutilmente, perché tutto è passato; anche le profezie, anche la conoscenza. Ma l’amore no, quello rimane. Perché «la carità non avrà mai fine»

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6 Commenti

lauretta il 9 Novembre 2017 alle 10:28 am.

Questa catechesi del Santo Padre è arrivata nel giorno in cui improvvisamente è venuta a mancare mia mamma, donna buona generosa e molto devota al Signore. Ha lasciato un vuoto enorme in tutti noi, ma abbiamo la speranza che continui a vederci vicino al Santo Padre

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Olga Maria il 27 Ottobre 2017 alle 3:11 pm.

Tante persone dall’infanzia conoscono Dio come crudele e feroce bastone del castigo, perché pagano per i peccati dei genitori e degli antenati (come spiega l’Antico Testamento). Non ricevendo un goccio di misericordia durante la vita, essendo di fatto reietti da Gesù, come possono sperare di avere qualche misericordia o di qualcosa di buono?
Visto che ci sono persone a chi è negata misericordia e al posto del pane vengono dati sassi, ciò significa che la redenzione della croce non riguarda tutti e queste persone sono escluse.

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Ivana Barbonetti il 31 Ottobre 2017 alle 8:06 am.

Cara sorella in Gesu’, Gesu’ venne a spiegare meglio certi passi del Vecchio Testamento, in quel tempo era compresa solo la legge, occhio per occhio dente per dente, non c’era e non si conosceva l’amore di Dio come realmente era. Gesu’ venne per “insegnarci” come amare amandoci lui per primo.—-Nella realta’ del mondo anche attuale, il tuo pessimismo e’ piu’ che giustificato, anch’io ho ricevuto tanti “sassi”, nel Vangelo ( ti consiglio di studiarlo) c’e’ come Gesu’ non solo ha ricevuto sassi, lo hanno messo in Croce. Ora questo grande onore di amore che e’ la Croce, realmente non e’ riservato a noi, le nostre sono tante piccole croci, ma come anche tu dici, create dalla mancanza di misericordia= AMORE—–L’amore mi ha fatto raccogliere quanto tu scrivi, chiarire quanto a me e’ stato chiarito studiando il Vangelo, dirti che non sei sola, che anche se non ti conosco ti voglio bene, preghero’ affinche’ questo che stai vivendo sia una crescita per te, amare, amare, amare, e’ un dono di Dio, ne siamo preziose custodi, senza eclatanti manifestazioni, anche pregare una sola Ave Maria chiedendo aiuto per noi e il vicino, e’ amare, e’ non far morire il dono di DIO, l’amore.

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Minni il 31 Ottobre 2017 alle 7:11 pm.

Concordo

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Ivana Barbonetti il 27 Ottobre 2017 alle 7:42 am.

Questa grande Misericordia di DIO non la comprende la maggior parte di noi cristiani, soprattutto quando noi siamo chiamati a essere misericordiosi con chi ci ha “offeso”. Pero’ ce la riconosciamo arbitrariamente ogni volta che giustifichiamo le “nostre colpe”.—Riflettiamo su anziché chiedere scusa ci siamo autogiustificati, non cambiando l’atteggiamento che ha generato il problema.

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simona il 26 Ottobre 2017 alle 10:02 am.

Bellissima questa catechesi sull’abbraccio di Dio, per mezzo di Gesù!
Quant’è vero che le nostre mani saranno sempre troppo vuote al cospetto del Padre! Ma che grande speranza ci da la Sua infinita bontà, la Sua infinita Misericordia. Grazie Padre Buono perché accogli anche me, nelle mie miserie. Ti amo tanto Signore Gesù!

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