Investiamo nella pace! messaggio del Pontefice 100 anni dopo la Grande Guerra

 

Francisco durante l’Angelus di oggi 11 novembre 2018 mentre risuonano le campane di tutto il mondo ricorda: “Ci sono ancora conflitti, “non sembriamo imparare” ed esorta a donare noi stessi in una offerta “umile e generosa” per il Signore e gli altri.

Mette in guardia il Pontefice” Dio smaschera chiunque opprime i deboli e usa la religione”, lo ha affermato durante l’Angelus , in piazza San Pietro.

Il Papa ricorda l’anniversario della fine della prima guerra mondiale, oggi alle 13.30 tutte le campane del mondo, tra cui la Basilica Vaticana, suonano mentre il Papa lancia un forte appello: “investire nella pace, non nella guerra”. Cita il Santo Padre il suo predecessore, Benedetto XV che definì il conflitto“inutile strage”.

“La pagina storica del primo conflitto mondiale è per tutti un severo monito a respingere la cultura della guerra e a ricercare ogni mezzo legittimo per porre fine ai conflitti che ancora insanguinano parecchie regioni del mondo. Sembra che noi non impariamo. Mentre preghiamo per tutte le vittime di quella immane tragedia, diciamo con forza: investiamo sulla pace, non sulla guerra!”

Il Papa ha manifestato la sua tristezza per le guerre nel mondo oggi: “Sembra che non impariamo dal passato”, ha detto.

Rivolgendosi ai 20 mila fedeli presenti il Vescovo di Roma cosi si è espresso:: “La storia del vangelo di oggi si chiude la serie di lezioni tenute da Gesù nel tempio di Gerusalemme e mette in evidenza due figure di fronte: lo scriba e la vedova “. “Gli scribi – ha detto il Papa,- “rappresentano le persone importanti, ricche e influenti”, mentre la vedova “rappresenta l’ultimo, il povero e il debole”. Il Papa ha ricordato che :”Gesù smaschera questo meccanismo perverso, denuncia l’oppressione dei deboli strumentalizzato in base a motivi religiosi, dicendo chiaramente che Dio fa parte del passato” .

“L’insegnamento del Figlio di Dio aiuta a recuperare ciò che è essenziale nella nostra vita e favorisce una relazione concreta e quotidiana con Dio. Gli equilibri del Signore,- ha avvertito il Papa – sono diversi dai nostri. Pesa le persone e i loro gesti in modo diverso, non misura la quantità, ma la qualità, scruta il cuore e vede la purezza delle intenzioni “.

Nel dono totale di sé una lezione quella offerta da Gesù ai discepoli attraverso “un esempio vivente”, la povera vedova, “la cui posizione sociale – mette in luce Francesco – era irrilevante perché priva di un marito che potesse difendere i suoi diritti”, quindi “facile preda” di creditori senza scrupoli.

Un dono totale quello della vedova, che depone nel tesoro del tempio tutti i suoi beni: le due monetine, tutto quello che le restava, un’ offerta fatta in umiltà inosservata, quasi vergognandosi. Ma, proprio questa umiltà è carica di grande significato, significato religioso e spirituale. Quel gesto pieno di sacrificio non sfugge allo sguardo attento di Gesù, che anzi in esso vede brillare il dono totale di sé a cui vuole educare i suoi discepoli. La vedova povera e generosa è indicata da Gesù come “modello di vita cristiana da imitare”.

Nello spogliarci del superfluo pensiamo alla vedova prosegue il Papa:

“Di lei non sappiamo il nome, conosciamo però il suo cuore – la troveremo in Cielo e andremo a salutarla, sicuramente -; ed è quello che conta davanti a Dio. Quando siamo tentati dal desiderio di apparire e di contabilizzare i nostri gesti di altruismo, quando siamo troppo interessati allo sguardo altrui e – permettetemi la parola – quando facciamo “i pavoni”, pensiamo a questa donna. Ci farà bene: ci aiuterà a spogliarci del superfluo per andare a ciò che conta veramente, e a rimanere umili..”

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