La Chiesa nasce dal fuoco dell’amore e da un “incendio” che divampa a Pentecoste

 

Nella solennità della Pentecoste l’elemento principale è la preghiera che è il “polmone” che dà respiro ai discepoli di tutti i tempi; senza preghiera non si può essere discepolo di Gesù; senza preghiera noi non possiamo essere cristiani!

È l’aria, è il polmone della vita cristiana, in quel giorno gli apostoli vengono sorpresi dall’irruzione di Dio che spalanca le porte attraverso la forza di un vento che ricorda la ruah, il soffio primordiale, e compie la promessa della “forza” fatta dal Risorto prima del suo congedo. Giunge all’improvviso, dall’alto, «un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano».

Al vento poi si aggiunge il fuoco che richiama il roveto ardente e il Sinai col dono delle dieci parole. Nel fuoco Dio consegna la sua parola viva ed energica che apre al futuro; il fuoco esprime simbolicamente la sua opera di scaldare, illuminare e saggiare i cuori, la sua cura nel provare la resistenza delle opere umane, nel purificarle e rivitalizzarle. Mentre al Sinai si ode la voce di Dio, a Gerusalemme, nella festa di Pentecoste, a parlare è Pietro, la roccia su cui Cristo ha scelto di edificare la sua Chiesa. La sua parola, debole e capace persino di rinnegare il Signore, attraversata dal fuoco dello Spirito acquista forza, diventa capace di trafiggere i cuori e di muovere alla conversione. Dio infatti sceglie ciò che nel mondo è debole per confondere i forti.

La Chiesa nasce quindi dal fuoco dell’amore e da un “incendio” che divampa a Pentecoste e che manifesta la forza della Parola del Risorto intrisa di Spirito Santo. L’Alleanza nuova e definitiva è fondata non più su una legge scritta su tavole di pietra, ma sull’azione dello Spirito di Dio che fa nuove tutte le cose e si incide in cuori di carne.

Papa Francesco afferma che lo Spirito santo è l’artefice della comunione, è l’artista della riconciliazione che sa rimuovere le barriere tra giudei e greci, tra schiavi e liberi, per farne un solo corpo. Fa crescere la Chiesa aiutandola ad andare al di là dei limiti umani, dei peccati e di qualsiasi scandalo.

La meraviglia è tanta, e qualcuno si chiede se quegli uomini siano ubriachi. Allora Pietro interviene a nome di tutti gli Apostoli e rilegge quell’evento alla luce di Gioele 3, dove si annuncia una nuova effusione dello Spirito Santo. I seguaci di Gesù vivono quella che Sant’Ambrogio definisce «la sobria ebbrezza dello Spirito».

Da quel momento lo Spirito di Dio muove i cuori ad accogliere la salvezza che passa attraverso una Gesù Cristo. Come diceva Benedetto XVI, «la Pentecoste è questo: Gesù, e mediante Lui Dio stesso, viene a noi e ci attira dentro di sé» Lo Spirito opera l’attrazione divina: Dio ci seduce con il suo Amore e così ci coinvolge, per muovere la storia e avviare processi attraverso i quali filtra la vita nuova. Solo lo Spirito di Dio infatti ha il potere di umanizzare e fraternizzare ogni contesto, a partire da coloro che lo accolgono.

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2 Commenti

Salvatore Nicoloso il 21 Giugno 2019 alle 3:16 am.

Carissimo Papa Francesco, io mi chiedo perché mai dovrei rinunciare ai doni di Dio che Tu tieni?? E che secondo i nostri accordi Tu dovresti darmi!! C’è forse la minaccia di satana e dei suoi seguaci, cioè i miei nemici e persecutori?? Quella che mi portano in comunità??
E allora se è per questo diamo tempo al tempo, vedrai che il Signore farà svanire questa infame minaccia, ma Tu i doni riservati a me non devi darli a nessuno, ma proprio a nessuno a costo che rimangono a te. Così Tu, caro Santo Padre, quando saprai che non c’è più pericolo mi potrai chiamare e dare un appuntamento.
T’invio i miei più affettuosi saluti, con abbracci, baci e carezze.

Belpasso 21-06-2019 Salvatore Nicoloso

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