La parabola del padre misericordioso ci svela il cuore di Dio

La parabola del padre misericordioso ci svela il cuore di Dio

La parabola del padre misericordioso, presente nel Vangelo di oggi, ci “svela il cuore di Dio“, ha detto Papa Francesco durante la riflessione prima della preghiera mariana dell’Angelus: affacciandosi al balcone del proprio studio nel palazzo apostolico, il Santo Padre ha invitato i fedeli riuniti in Piazza San Pietro a prendere il capitolo XV del Vangelo secondo Luca e leggere “le tre parabole della misericordia: quella della pecora ritrovata (vv. 4-7), quella della moneta ritrovata (vv. 8-10), e la grande parabola del figlio prodigo, o meglio, del padre misericordioso (vv. 11-32)“. 

All’interno dell’itinerario quaresimale, il Vangelo ci presenta proprio quest’ultima parabola del padre misericordioso, che ha come protagonista un padre con i suoi due figli. – ha aggiunto Francesco – Il racconto ci fa cogliere alcuni tratti di questo padre“, che è Dio. Egli viene descritto come “un uomo sempre pronto a perdonare” e al contempo come un uomo “che spera contro ogni speranza“. Ancora, Egli è un uomo tollerante, che rispetta anche le decisioni sbagliate dei suoi figli: “dinanzi alla decisione del figlio più giovane di andarsene di casa – ha sottolineato Bergoglio – avrebbe potuto opporsi, sapendolo ancora immaturo, un giovane ragazzo, o cercare qualche avvocato per non dargli l’eredità, essendo ancora vivo. Invece gli permette di partire, pur prevedendo i possibili rischi“.

Così agisce Dio con noi – ha dunque spiegato il Santo Padre – ci lascia liberi, anche di sbagliare, perché creandoci ci ha fatto il grande dono della libertà. Sta a noi farne un buon uso“.

Il racconto ci descrive anche il comportamento del padre quando il figlio si allontana da lui: Egli “lo porta sempre nel cuore; attende fiducioso il suo ritorno; scruta la strada nella speranza di vederlo. E un giorno lo vede comparire in lontananza – ha commentato il Vescovo di Roma – Ma questo significa che questo padre, ogni giorno, saliva sul terrazzo a guardare se il figlio tornava! Allora si commuove nel vederlo, gli corre incontro, lo abbraccia, lo bacia. Quanta tenerezza! E questo figlio le aveva fatte grosse! Ma il padre lo accoglie così“.

L’altro figlio, quello che non si era allontanato dal padre non comprende il comportamento del padre, ma soprattutto non comprende che “loro sono stati sempre insieme, hanno tutto in comune (v. 31)“. Perché non riesce a capire questo? Perché in quel figlio che è sempre stato con il padre sta crescendo un atteggiamento cattivo, che viene dal diavolo: la superbia. “E questo mi fa pensare ad una cosa – ha aggiunto Bergoglio – quando uno si sente peccatore, si sente davvero poca cosa, o come ho sentito dire da qualcuno – tanti -: “Padre, io sono una sporcizia!”, allora è il momento di andare dal Padre. Invece quando uno si sente giusto – “Io ho fatto sempre le cose bene…” –, ugualmente il Padre viene a cercarci, perché quell’atteggiamento di sentirsi giusto è un atteggiamento cattivo: è la superbia! Viene dal diavolo. Il Padre aspetta quelli che si riconoscono peccatori e va a cercare quelli che si sentono giusti. Questo è il nostro Padre!

La figura del padre della parabola svela il cuore di Dio. Egli è il Padre misericordioso che in Gesù ci ama oltre ogni misura, aspetta sempre la nostra conversione ogni volta che sbagliamo; attende il nostro ritorno quando ci allontaniamo da Lui pensando di poterne fare a meno; è sempre pronto ad aprirci le sue braccia qualunque cosa sia successa. – ha dunque concluso Papa Francesco – Come il padre del Vangelo, anche Dio continua a considerarci suoi figli quando ci siamo smarriti, e ci viene incontro con tenerezza quando ritorniamo a Lui. E ci parla con tanta bontà quando noi crediamo di essere giusti. Gli errori che commettiamo, anche se grandi, non scalfiscono la fedeltà del suo amore. Nel sacramento della Riconciliazione possiamo sempre di nuovo ripartire: Egli ci accoglie, ci restituisce la dignità di figli suoi e ci dice: “Vai avanti! Sii in pace! Alzati, vai avanti!”

Share Button

Lascia il tuo pensiero con Giudea.com

5 Commenti

passante_credente il 9 Marzo 2016 alle 12:39 am.

Sagge parole ispirate dallo Spirito Santo, ma caro Papa, quanto è difficile ammetter i propri sbagli e non provare la vergogna per non esser più degni di accostarsi a Dio!

Certi sacerdoti in confessionale mi dicono che bisogna accostarsi al Sacramento Eucaristico soprattutto quando ci si sente indegni, e non scappare o avere timore, poiché in quel momento ci gettiamo tra le braccia del Salvatore, con la promessa di rispettare i suoi comandamenti, di non peccare più e chieder perdono a Dio il più presto possibile nel Sacramento della Confessione…

Ma quanto è difficile non farsi prendere dalla superbia nel criticare certe persone che non sudano e non faticano, ma sperperano e hanno comunque il vitello grasso dei buoni affari e della vitàa senza avversità quando vediamo che dopo aver tanto seminato, sudato, sofferto, non abbiamo raccolto altro che pula e per pranzo ci aspettano solo erbe amare…o acini acerbi..

che ansia e desolazione e paura di sperare…solo Dio ci da la forza di sperare anche quando non c’é nessuna garanzia di nulla

Solo Dio può salvarci.
Caro Papa, invochi lo Spirito Santo che ci aiuti ad esser veri amici di Gesù, cercando i Veri Tesori.

Che Dio la Benedica e che non le manchi mai l’Olio della sua Santa Luce.

Ogni nostra piccola Luce, illuminata dalle sue parole, Francesco, ci aiutino a contriubuire alla Grande Luce e sconfiggere le tenebre del deserto
Amen

Rispondi

attilio il 8 Marzo 2016 alle 7:31 pm.

LE parole belle, la misericordia, giubileo, si disperdono nell’aria?
Ma le basi è radici, nella postura, possono è devono RICOSTRUIRE UN
FUTURO AVVENIRE + DI CUORE, AMORE, SPIRITO, SALUTE, VITA, FAMIGLIA
SICUREZZA, EQUILIBRIO, PACE!!!
BUON GIORNO, PAPA FRANCESCO, BUON FINE SETTIMANA DI PREGHIERA!!!

Rispondi

Ivana Barbonetti il 7 Marzo 2016 alle 7:55 am.

Il Padre aspetta fiducioso nel SUO amore di Padre, aspetta. Perché noi aspettiamo che siano sempre gli altri a muoversi? noi si rimane nel nostro “castello” di arroganza, anch’io sento dire; ho sbagliato ma’ non ci parliamo piu’, ma sei andato a dirgli che hai capito che hai sbagliato? che hai intenzione di non ripetere quelli sbagli? anche se non sei capace di chiedere scusa, almeno poniti nel modo giusto per riniziare un dialogo. Io credo che questo sarebbe un bel modo per vivere noi questa parabola, riuniti nell’amore e misericordia di DIO che vuole LUCE non stupidita’, non si puo’ continuare come che niente fosse accaduto, si dialoga, ci si perdona e su basi nuove si continua a camminare, allora la luce e l’amore di DIO circolano tra di noi.—Ivana Barbonetti.

Rispondi

teodora il 7 Marzo 2016 alle 12:33 am.

Sugli oleaginosi scivola ogni parola.
Alla verità che si predica, deve corrispondere coerenza di condotta.
Il non sapere se “si sa” non costruisce. Essere vicini agli ultimi è la vera prova di fede.
Costruire le basi di verità e fede:. La COERENZA incrementa, l’incongruenza operativa demolisce.
L’onestà intellettuale e fattuale alla base: senza, non c’è credenza o credibilità che regga.
L’ipocrisia accomuna chi non vuol vedere e sapere. Difficilmente cela a chi vuol vedere e sapere.
Le parole costruiscono se poggiano su fedele supporto di volontà consequenziale.
L’uomo ha una dignità e non può essere considerato un giocattolo per le convenienze dei poteri.
Da verità e onestà consegue la pace. La pace costruisce.

Rispondi

Giuseppe il 6 Marzo 2016 alle 10:04 pm.

Sei un papà favoloso le tue parole sono commoventi

Rispondi

Lascia un commento

La tua e-mail non sarà pubblicata. Campi obbligatori *

È possibile utilizzare i seguenti codici HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.