Diventiamo angeli che liberano dalla paura

Diventiamo angeli che liberano dalla paura

Nel corso del pomeriggio di ieri Papa Francesco si è recato ad Ariccia, come avevamo anticipato sabato scorso, dando inizio alla settimana di esercizi spirituali in preparazione alla Pasqua 2016: al centro delle riflessioni di oggi di padre Ermes Ronchi, durante il mattino, la relazione tra paura e fede e, durante il pomeriggio, la relazione tra luce e sale.

Don Ermes Ronchi, sacerdote dell’Ordine dei Servi di Maria che guida le riflessioni spirituali del Pontefice e della Curia Romana in questo 2016, ha commentato due domande presenti nei Vangeli: «Perché avete paura, non avete ancora fede?» ( Mc, 4, 40) e «Voi siete il sale della terra. Ma se il sale perde sapore, con che cosa lo si renderà salato?» (Mt, 5, 13).

Paura e fede sono le due antagoniste che si disputano eternamente il cuore dell’uomo. – ha spiegato Padre Ronchi – La Parola di Dio, da un capo all’altro della Bibbia, conforta e incalza, ripetendo infinite volte: non temere. Non avere paura!”. Nel linguaggio biblico, infatti, la paura non indica la mancanza di coraggio quanto piuttosto la mancanza di fiducia in Dio: l’uomo ha paura di Dio.

Già nel giardino dell’Eden compare la paura di Dio: Adamo ed Eva vedono “un Dio che toglie e non in un Dio che dona”, “un Dio che ruba libertà, invece che offrire possibilità” e di conseguenza iniziano a perdere la fiducia in Dio, ad avere paura di Dio. Ma il nostro Dio ha un volto misericordioso e Gesù è proprio venuto a ricordarci questo, il nostro Dio non è un Dio dal quale avere paura.

All’origine della storia che porta l’uomo ad allontanarsi da Dio vi è dunque una immagine sbagliata di Dio, immagine svagliata che tutt’ora abbiamo e proprio il passo della tempesta sedata in cui Gesù chiede ai discepoli: «Perché avete paura, non avete ancora fede?» ci apre gli occhi e ci mostra il modo corretto di vedere Dio. Citando Bonhoeffer, padre Ronchi ha sottolineato come “Dio non salva dalla sofferenza ma nella sofferenza, non protegge dal dolore ma nel dolore, non salva dalla croce, ma nella croce (…) Dio non porta la soluzione dei nostri problemi, porta se stesso e dandoci se stesso ci dà tutto. Forse pensavamo che il Vangelo avrebbe risolto i problemi del mondo o almeno che sarebbero diminuite le violenze e le crisi della storia, invece non è così. Anzi il vangelo ha portato con sé rifiuto, persecuzioni, altre croci“.

Quanto dobbiamo fare, come cristiani, è superare il concetto di “fede impastata di paura” che ruota attorno “al paradigma colpa/castigo” per abbracciare “quello di fioritura e pienezza… La paura produce un cristianesimo triste, un Dio senza gioia. Liberare dalla paura significa operare attivamente per sollevare questo sudario della paura posato sul cuore di tante persone: la paura dell’altro, la paura dello straniero. Passare dall’ostilità, che può essere anche istintiva, all’ospitalità, … e liberare i credenti dalla paura di Dio, come hanno fatto lungo tutta la storia sacra i suoi angeli: essere angeli che liberano dalla paura“.

Nel pomeriggio, invece, Francesco e la Curia Romana hanno meditato sulla domanda «Voi siete il sale della terra. Ma se il sale perde sapore, con che cosa lo si renderà salato?», presente in un differente brano del Vangelo di Matteo. Dopo aver introdotto la riflessione sottolineando come il riferimento al sale sia denso di significati, essendo questo un elemento prezioso che permette agli alimenti che valgono di durare nel tempo, il sacerdote ha fatto notare come sia il sale che la luce, citati nel brano del Vangelo, hanno un elemento in comune: quello di non attirare l’attenzione su di sé. Potremmo quasi parlare di una “umiltà del sale e della luce. Che non attirano l’attenzione su di sé, non si mettono al centro, ma valorizzano ciò che incontrano. Così l’umiltà della Chiesa, dei discepoli del Signore, che non devono orientare l’attenzione su di sé, ma sul pane e sulla casa, sullo sterminato accampamento degli uomini, sulla loro fame così grande alle volte che per loro Dio non può avere che forma di un pane”.

Il sale fino a che rimane nel suo barattolo, chiuso in un cassetto della cucina non serve a niente. Il suo scopo è uscire e perdersi per rendere più buone le cose. Si dona e scompare. – ha detto Padre Ronchi – Se mi chiudo nel mio io, anche se sono adorno di tutte le virtù più belle, e non partecipo all’esistenza degli altri” diventando così sale che ha perduto il Sapore. “Come il sale e la luce, se non sono sensibile e non mi dischiudo, posso essere privo di peccati eppure vivo in una situazione di peccato. Sale e luce non hanno lo scopo di perpetuare se stessi ma di effondersi. E così è la chiesa: non un fine, ma un mezzo per rendere più buona e più bella la vita delle persone.”

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2 Commenti

Teodora il 8 Marzo 2016 alle 6:39 pm.

. Le stragi che si stanno susseguendo quotidianamente sono realtà, permanentemente senza rimedio. L’uomo non può trarne serenità, ma è umano provare sconforto e sgomento per mancanza di soluzioni.
Certo, ognuno di noi deve provare a sollevare, con solidarietà, e con le proprie possibilità, il fratello che soffre.
Ma deve farlo con assennatezza e senso di responsabilità, evitando di determinare ulteriori problemi.
Ma nessuno, singolarmente, può svolgere incombenze e doveri di poteri e istituzioni preposte.
E così la Chiesa: “non un fine, ma un mezzo per rendere più buona e più bella la vita delle persone”, impegnandosi nell’affermazione della verità, il cui sovvertimento è sempre causa di sofferenza e, spesso, di rovina irreversibile per chi viene abbandonato dall’indifferenza generale, quasi sempre tornacontistica.
Sono noiosa? Non io: la realtà, rovinosa, più che meramente noiosa!

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Ivana Barbonetti il 8 Marzo 2016 alle 7:25 am.

Diventiamo angeli che liberano dalla paura delle realta’ umane che stiamo vivendo noi nel 2016, puo’ sembrare una richiesta assurda per il nostro piccolo potere di azione. Diamo colpe ai “grandi”, le istituzioni “grandi”, guardiamo il “mare” nell’insieme e dimentichiamo che il mare sono tante “gocce” di acqua che messe insieme formano il mare. Come posso io diventare angelo che libera dalla paura?—chiamando o visitando una persona sola o malata, la aiuto a liberarsi dalla paura della solitudine, incoraggiando nella preghiera libero della paura chi pensa che dopo la morte tutto e’ finito, ma’ la certezza che aspetta un DIO d’amore per un cammino d’amore. Dando informazioni corrette indirizzare nelle istituzioni sociali di aiuto chi ha paura di non potere avere la pensione, sopravvivenza, aiuto per chi e’ indigente o a persone disabili a carico, aiutarlo a vincere la paura di essere solo e non avere punti di aiuto validi di riferimento. Nel nostro piccolo quotidiano, nelle nostre piccole cose di tutti i giorni TUTTI possiamo essere ANGELI CHE LIBERANO DALLA PAURA, basta poco, solo tanta buona volonta’, umilta’ per non sentirci piu’ “bravi” e tanto tanto gratuito amore.–DIO ne da’ tanto a chi lo riceve e lo distribuisce.—–Ivana Barbonetti.

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