Quando nasce un bimbo gli facciamo una promessa di amore

Quando nasce un bimbo gli facciamo una promessa di amore

Papa Francesco nella catechesi di oggi, durante l’Udienza Generale in Piazza San Pietro, ha messo in guardia dal tradire la fiducia dei bambini verso Dio, che naturalmente si genera quando questi percepiscono di essere amati da Dio. Quando mettiamo al mondo un bimbo, ha spiegato il Santo Padre, facciamo una promessa: una promessa di amore alla quale dobbiamo tenere fede, individualmente e come comunità.

Oggi riflettiamo sul tema delle promesse che facciamo ai bambini – ha detto il Vescovo di Roma in apertura della proprio intervento – Non mi riferisco a quelle piccole promesse che facciamo in modo abituale perché si comportino bene o perché si impegnino a scuola, ma alla promessa contenuta nell’atto di portarli in vita. Questa promessa di accoglienza, cura, vicinanza e attenzione concreta, può essere riassunta in una sola parola: amore. Ai bambini promettiamo amore… una promessa d’amore, in definitiva, che abbiamo imparato dai nostri genitori, ancor prima di essere coscienti e che, con un atteggiamento vulnerabile e fiducioso, ogni bambino considera le sarà ricambiata completamente. Se questo non succese, vengono feriti profondamente. Per questo, Gesù nel Vangelo ci avverte che Dio e i suoi Angeli vegliano su questa responsabilità.

Il bambino riceve dalla sua famiglia, con il suo nome e con le prime parole, sorrisi e carezze, la bellezza dello stare con gli altri,  imparando ad aprirsi e accettando gli altri. Nel battesimo, la Chiesa per mezzo dei genitori e la comunità si unisce in queste promesse. Dal momento in cui il bambino è in grado di sentirsi amato per se stesso, sente che c’è un Dio che lo ama. La sua fiducia spontanea in Dio non deve mai essere compromessa, in particolare con la nostra presunzione di sostituirci al Signore.

Queridos hermanos y hermanas:

Hoy reflexionaremos sobre el tema de las promesas que hacemos a los niños. No me refiero a esas pequeñas promesas que hacemos habitualmente para que se porten bien o se esfuercen en el colegio, sino más bien a la promesa contenida en el hecho de traerles a la vida. Esta promesa de acogida, cuidado, cercanía y atención concreta, se puede resumir en una palabra: Amor. A los chicos les prometemos amor. Una promesa de amor, en definitiva, que hemos aprendido de nuestros padres antes incluso de ser conscientes y que, con una actitud inerme y confiada, todo niño espera que le sea correspondida íntegramente. Si esto no sucede, se les hiere profundamente. Por eso, Jesús en el Evangelio nos alerta de que Dios y sus ángeles velan sobre esta responsabilidad.

El niño recibe de su familia, con su nombre y con las primeras palabras y sonrisas y caricias, la belleza de estar con los demás, aprendiendo a ser libre y aceptar a los otros. En el bautismo, la Iglesia a través de los padres y la comunidad se une a estas promesas. Desde el momento que el niño es capaz de sentirse amado por sí mismo, siente que hay un Dios que lo ama. Su espontánea confianza en Dios nunca debe ser vulnerada, sobre todo con nuestra presunción de sustituir al Señor.

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4 Commenti

teodora il 15 Ottobre 2015 alle 10:42 pm.

Avere un figlio dà gioia immensa.
Perderlo lascia un dolore insanabile ed è contro natura.

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teodora il 15 Ottobre 2015 alle 1:34 pm.

BENEVENTO E’ ALLAGATA.
Benevento la PROVINCIA tranquilla, anche quando una casa e chi vi abita è in pericolo per infiltrazioni atmosferiche, per responsabilità d’inadempienti e di chi deve provvedere nei loro confronti.
La Chiesa, direttamente interessata per questioni collegate e per solidarietà cristiana? Chi l’ha vista?
I rappresentanti locali della Chiesa, chiudono le porte invece di costruire ponti d’umanità, cristianità e fratellanza.
La storia è vecchia e non cambia mai nulla.
Caro Papa Francesco le Tue parole, quale capo Supremo della Chiesa, non li tange.
Dunque?

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teodora il 15 Ottobre 2015 alle 11:10 am.

Difatti, ho perso mia figlia a soli 14 anni.
La Chiesa? Chi l’ha vista, prima, dopo e nelle tragedie che attualmente affliggono i superstiti.
Caro Papa Francesco i sordomuti vanno controllati e riportati nei percorsi giusti e concretamente operosi della Chiesa. Le parole se le fanno scivolare di dosso in un attimo: “Ma il Papa mica si riferisce a loro!!”
COMODO, eppure non cambia nulla: senza controlli e interventi, non cambierà mai NULLA, oltre alle parole vuote.
Che intervenga Dio!

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Luciana Serrati il 15 Ottobre 2015 alle 5:53 am.

Avere un figlio è una delle più importanti risposte esistenziali…e ,quando, questo grande e sospirato desiderio, si realizza nella tua vita…è proprio una gioia talmente grande e completa, che hai la sensazione di spalancare, nella tua vita, una grande finestra, che ti fa respirare una, ancor prima sconosciuta, incantevole eterna aria primaverile. Tutto cambia…persino il proprio rapporto con Dio…al quale non si può certo non essere riconoscenti, per il grande dono che ti viene fatto!
Non c’è una gioia più grande al mondo, di quella di diventare mamma! Lei, caro Papa Francesco, dice che, per insegnargli ad accettare e amare gli altri, è essenziale che lui sperimenti prima questo amore nella propria famiglia…impari come è bello ricevere una carezza, un bacio, un abbraccio, un sorriso…per imparare ad offrire, questi “lasciapassare d’amore fraterno”, alle altre creature, che la vita metterà nel suo cammino. Io ho avuto un solo, meraviglioso bimbo, Luca…che mi ha dato tantissimo, affettivamente parlando…e spero di essere riuscita anch’io a rendere sereni i suoi giorni, in questa vita….fino a che il Signore, a causa di un brutto male, l’ha richiamato in cielo. Non passa giorno, però, che io non ringrazi Dio di avermelo donato, seppur per breve tempo! Auguro a tutti di provare, nella loro esistenza, una gioia così grande, da farti esplodere il cuore nel petto,…come quella di stringere, tra le proprie braccia, una piccola creatura assetata d’amore! Quanto è grande la misericordia del Signore !

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