Vi racconto il mio viaggio in Cile e Perù

 

L’udienza generale di oggi si è svolta in due posti collegati uno qui in piazza e uno in un aula gremita da un gruppo di bambini un po’ malati che ci seguono da lì per non prendere troppo freddo.

Papa Francesco in Cile e Perù ha potuto incontrare il Popolo di Dio in cammino in quelle terre e incoraggiare lo sviluppo sociale di quei Paesi. Rinnovando la sua gratitudine alle Autorità civili e ai fratelli Vescovi, che lo hanno accolto con tanta premura e generosità; come pure a tutti i collaboratori e i volontari.

Non sono mancate le proteste per la visita del pontefice ma questo ha reso ancora più attuale e vivo il motto della mia visita: «Mi paz os doy – Vi do la mia pace». Parole di Gesù rivolte ai discepoli, che ripetiamo in ogni Messa: il dono della pace, che solo Gesù morto e risorto può dare a chi si affida a Lui.

Ascoltare i poveri, i giovani, gli anziani, gli immigrati, e anche l’ascolto della terra è questo il messaggio inviato dal Santo Padre alle autorità cilena per il raggiungimento di una democrazia.

«Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» è questo il concetto principale della prima Eucaristia. Una Beatitudine da testimoniare con lo stile della prossimità, della vicinanza, della condivisione, rafforzando così, con la grazia di Cristo, il tessuto della comunità ecclesiale e dell’intera società. In questo stile di prossimità contano più i gesti delle parole, e un gesto importante che Papa Francesco ha compiuto è stato visitare il carcere femminile di Santiago: i volti di quelle donne, molte delle quali giovani madri, coi loro piccoli in braccio, esprimevano malgrado tutto tanta speranza. Il Santo Padre non ha esitato ha incoraggiarle per un serio cammino di preparazione al reinserimento.

Il Santo Padre ha potuto incontrare poi i sacerdoti, i consacrati e i Vescovi del Cile e si è confrontato con essi riguardo le ferite che affliggono la Chiesa in quel Paese come gli abusi sessuali sui minori.

Gli incontri con i giovani e con l’Università Cattolica del Cile hanno risposto alla sfida cruciale di offrire un senso grande alla vita delle nuove generazioni. La parola programmatica di Sant’Alberto Hurtado è stato il consiglio di Papa Francesco: “Cosa farebbe Cristo al mio posto?”. E all’Università ho proposto un modello di formazione integrale, che traduce l’identità cattolica in capacità di partecipare alla costruzione di società unite e plurali, dove i conflitti non vengono occultati ma gestiti nel dialogo.

In Perù il motto della Visita è stato: “Unidos por la esperanza – Uniti dalla speranza”. Questa non è unione; ma in tutta la ricchezza delle differenze che ereditiamo dalla storia e dalla cultura. Lo ha testimoniato emblematicamente l’incontro con i popoli dell’Amazzonia peruviana, che ha dato anche avvio all’itinerario del Sinodo Pan-amazzonico convocato per l’ottobre 2019, come pure lo hanno testimoniato i momenti vissuti con la popolazione di Puerto Maldonado e con i bambini della Casa di accoglienza “Il Piccolo Principe”. Insieme abbiamo detto “no” alla colonizzazione economica e alla colonizzazione ideologica.

Parlando alle Autorità politiche e civili del Perù, il Santo Padre ha apprezzato il patrimonio ambientale, culturale e spirituale di quel Paese, e ha constatato i problemi più gravi: il degrado ecologico-sociale e la corruzione. La corruzione rovina i cuori. Per favore, no alla corruzione.

La prima Messa pubblica in Perù è stata celebrata sulla riva dell’oceano, presso la città di Trujillo, dove la tempesta detta “Niño costiero” l’anno scorso ha duramente colpito la popolazione. La malavita, la mancanza di educazione, di lavoro e di alloggio sicuro sono stati altri temi affrontati. Dopo aver incontrato i sacerdoti e i consacrati del nord del Perù il Santo Padre li ho esortati ad essere ricchi di memoria e fedeli alle loro radici. Sempre a Trujillo ha avuto luogo la celebrazione mariana in cui Papa Francesco ha incoronato la Vergine della Porta, proclamandola “Madre della Misericordia e della Speranza”.

L’ultima giornata si è svolta a Lima nel Santuario più celebre del Perù del famoso dipinto della Crocifissione chiamato “Señor de los Milagros”. Dopo aver incontrato 500 religiose di vita contemplativa il Santo Padre ha compiuto uno speciale atto di preghiera per intercessione dei Santi peruviani, a cui ha fatto seguito l’incontro con i Vescovi del Paese, ai quali ho proposto la figura esemplare di San Toribio di Mogrovejo. Anche ai giovani peruviani ho indicato i Santi come uomini e donne che non hanno perso tempo a “truccare” la propria immagine, ma hanno seguito Cristo, che li ha guardati con speranza. «Convertitevi e credete nel Vangelo» questo è il messaggio del Vangelo dell’ultima celebrazione eucaristica che Dio ha inviato al popolo in Cile e in Perù.

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1 Commento

Olga Maria il 2 febbraio 2018 alle 1:34 pm.

Democrazia è la dittatura della maggioranza in danno alle minoranze, un tipo di società ingiusta che pratica persecuzione verso gli indesiderati e viola i diritti umani. Nella democrazia partitocratica il popolo è completamente spogliato del diritto decisonale e governativo. Perché cercare di raggiungere tale schifezza?
La Chiesa dovrebbe stare fuori dalla politica.

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