Viviamo la nostra fede nella maniera giusta o cadiamo nel formalismo?

Il nostro amato Papa Francesco nel corso dell’Udienza prosegue la catechesi sulla lettera di San Paolo ai Galati, e lo fa mettendo in guardia che quanto accaduto in passato potrebbe ripetersi.

  “ Nelle catechesi precedenti abbiamo visto come l’apostolo Paolo mostra ai primi cristiani della Galazia quanto sia pericoloso lasciare la strada che hanno iniziato a percorrere accogliendo il Vangelo. Il rischio infatti è quello di cadere nel formalismo, che è una delle tentazioni che ci porta all’ipocrisia– ed è per questo che l’apostolo, dopo aver usato termini ed espressioni condiscendenti, si arrabbia– e per ben due volte li chiama stolti, che non è un termine di cortesia.[…] Lo fa non perché non siano intelligenti, ma perché, quasi senza accorgersene, rischiano di perdere la fede in Cristo che hanno accolto con tanto entusiasmo. Sono stolti perché non si rendono conto che il pericolo è quello di perdere il tesoro prezioso, la bellezza della novità di Cristo.”

Paolo cerca di far capire loro che è sbagliato tornare indietro ai vecchi precetti, poiché la venuta di Cristo ha portato la salvezza e una nuova fede, e che lo Spirito Santo ha operato miracoli tra loro, “la santità viene dallo Spirito Santo ed è la gratuità della redenzione di Gesù. Anche noi dobbiamo riflettere oggi sulle sue osservazioni e chiederci in che modo viviamo la nostra fede: “l’amore di Cristo crocifisso e risorto rimane al centro della nostra vita quotidiana come fonte di salvezza, oppure ci accontentiamo di qualche formalità religiosa per metterci la coscienza a posto? ” Il monito del Pontefice è verso “ la  religiosità rigida, la rigidità che ci toglie quella libertà nello Spirito che ci dà la redenzione di Cristo.” Ma nello stesso tempo ricorda che “nonostante i nostri peccati, Dio non ci abbandona ma rimane con noi col suo amore misericordioso. Dio sempre è vicino a noi con la sua bontà.”

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