Dio bussa alla porta del nostro cuore e aspetta che gli apriamo

Continua con l’Udienza odierna nella Biblioteca del Palazzo apostolico la catechesi iniziata la settimana scorsa da Papa Francesco sulla preghiera e sulla sua importanza.

La prima cosa che ci fa notare il Pontefice è che la preghiera non è una prerogativa cristiana ma “appartiene a tutti: agli uomini di ogni religione, e probabilmente anche a quelli che non ne professano alcuna. La preghiera nasce nel segreto di noi stessi, in quel luogo interiore che spesso gli autori spirituali chiamano cuore ”.

E nel corso dei secoli è cambiato il nostro modo di pregare: all’inizio gli uomini erano da sempre abituati ad avvicinarsi a Dio un po’ intimiditi, un po’ spaventati […] abituati a venerarlo con un atteggiamento servile, simile a quello di un suddito che non vuole mancare di rispetto al suo signore” invece “i cristiani si rivolgono a Lui osando chiamarlo in modo confidente con il nome di Padre”.

E chi ci ha insegnato il modo giusto è stato proprio Suo Figlio Gesù, a cominciare dalla preghiera modello, il Padre nostro attraverso la quale abbiamo imparato a rivolgergli una serie di domande. A Dio possiamo chiedere tutto, tutto; spiegare tutto, raccontare tutto” ci rammenta Francesco, e nelle parole di Gesù “tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda” c’è il senso della vera preghiera con la quale “si può stabilire un rapporto di confidenza con Lui”. Perché non ha importanza quanto noi siamo peccatori, poco attenti, persino indegni e irriconoscenti, “Egli continua a volerci bene.” Il messaggio più importante che dobbiamo imprimerci nella mente e nel cuore è che Dio è alleato fedele: se gli uomini smettono di amare, Lui però continua a voler bene” Lui è lì “sempre vicino alla porta del nostro cuore e aspetta che gli apriamo. E alle volte bussa al cuore ma non è invadente: aspetta” .Sta quindi a noi “metterci nella preghiera tra le braccia misericordiose di Dio”.

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