Ogni cristiano è chiamato a operare per un mondo più giusto

Ogni cristiano è chiamato a operare per un mondo più giusto

Giustizia sociale e la conseguente responsabilità che fa capo a ogni cristiano sono stati i cardini sui quali Papa Francesco ha sviluppato il proprio discorso, incontrando gli imprenditori che partecipano al convegno promosso a Roma e in Vaticano da Time-Life.

Il Santo Padre ha sottolineato come “la disuguaglianza tra i popoli continua a crescere”, ovvero come la ricchezza sia concentrata sempre più in poche mani, mentre la maggior parte delle persone rimane povera. Questo è il frutto di un modello economico sbagliato, che genera disuguaglianza e povertà e che va corretto, adottando un modello sociale più giusto.

Non solo il mancato accesso alle risorse prime, genera la poverà, o l’impossibilità di frequentare le scuole: infatti “molte comunità sono direttamente colpite dalla guerra e dalla povertà o dalla partenza forzata di migranti e profughi.”

Tuttavia, malgrado di tutto ciò, ha sottolinato il Pontefice, stiamo vivendo un momento di speranza: nel riuscire a riconoscere “finalmente il male in mezzo a noi, possiamo cercare di sanarlo applicando la giusta cura“.

Questa strategia di rinnovamento e speranza richiede una conversione istituzionale e personale – ha ulteriormente spiegato Bergoglio – un cambiamento del cuore che conferisce il primato alle più profonde espressioni della nostra comune umanità, delle nostre culture, delle nostre convinzioni religiose e delle nostre tradizioni”.

Questo rinnovamento va ben oltre l’economia di mercato: non si tratta semplicemente di porre dei rimedi ai punti deboli dell’economia di mercato. Si deve ridisegnare il modello economico, partendo dal “bene comune dell’umanità, il diritto di ogni persona di aver parte alle risorse di questo mondo e di avere le medesime opportunità di realizzare le proprie potenzialità, potenzialità che in ultima analisi si basano sulla dignità di figli di Dio, creati a sua immagine e somiglianza”.

Ogni cristiano ha dunque una responsabilità personale nel farsi promotore di un nuovo sistema economico che garantisca infine “che nessuno venga escluso dalla partecipazione sociale“: “il rinnovamento, la purificazione e il rafforzamento di solidi modelli economici dipende dalla nostra personale conversione e generosità verso i bisognosi“.

Non si tratta dunque di attendere che i potenti del mondo si riuniscano per “cambiare il mondo“: ogni cristiano, nel proprio piccolo, nella quotidianità, è chiamato a cambiare il proprio modo di agire e di pensare, dicendo no a quanto crea disuguaglianza, dicendo no a quanto crea poverà, dicendo no a quanto magari soddisfa il bene personale immediato ma non quello dell’umanità.

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